"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

sabato 13 aprile 2013

La Domenica con Gesù, III di Pasqua/ C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.

I Lettura. ..."Non vi avevamo... proibito di insegnare in questo nome ? Rispose... Pietro...Bisogna obbedire a Dio  invece che agli uomini "...At 5, 27b-32.40b-41

II Lettura. " Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. "... Ap 5, 11-14

Vangelo. ..." Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la gran quantità di pesaci."...Gv 21, 1-9


 - Non più dodici, ma sette. Gesù, risorto, dopo essersi manifestato in Gerusalemme, presso la tomba vuota, e al cenacolo, si presenta a sette discepoli, cinque conosciuti e due anonimi. Infatti, non è necessario che arrivino tutti, per iniziare a lavorare per il Regno: chi c'è, incominci. L' iniziativa parte da Pietro. Egli ricomincia da dove il Maestro la aveva incontrato, la prima volta. Tuttavia, l' abilità nel proprio mestiere non sortisce i frutti sperati. E', invece, necessaria la parola di Gesù: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete." Il quarto vangelo ci consente di toccare con mano, dopo la Risurrezione, la forte vicinanza di Gesù ai suoi discepoli: Egli ha dato loro, di nuovo, la vita e il lavoro, ha preparato loro il cibo e li invita a partecipare all' avventura più bella della vita, che è l' amore.

Pietro e Giovanni

 - Riconoscere Gesù presente. Un altro tratto caratteristico di questa pagina è, certamente, il rapporto tra Pietro e Giovanni il discepolo amato dal Signore: anche qui, troviamo i due principali attori, che accolgono il Risorto. Notiamo che Pietro si getta in mare, per andare incontro a Gesù, solo dopo che Giovanni lo ha riconosciuto ed ha affermato: "E' il Signore". Questa professione di fede è messa in bocca proprio al discepolo amato, colui che ha posato il capo sul petto del Maestro. Questo personaggio, così misterioso anche per gli studiosi della Bibbia, è un segno della profondità, con la quale l' autore ha saputo esprimere la memoria del Signore. Per un discepolo, i titoli piu' grandi sono: essere e sentirsi amato dal Maestro. Lo stesso Pietro si getta in acqua per amore di Gesù, solo perché si fida totalmente della parola del discepolo amato.
 - Gesù continua a sfamare i suoi. La scena della pesca miracolosa non si conclude con il mangiare il pesce pescato, ma si mangia ciò che Cristo ha preparato. A buon diritto, insieme ai Padri della Chiesa, possiamo dire che pane e pesce sono un richiamo evidente all' eucaristia, banchetto che Cristo prepara per i suoi, di tutti i tempi, affinché non manchi il sostegno a coloro che lavorano per il Regno.


- L' esigente domanda di amore. La seconda parte del brano concentra l' attenzione del lettore sul rapporto stretto tra Pietro e Gesù'. L' "esame", a cui viene sottoposto Pietro, appare, manifestamente, arduo. Anche perché Gesù gli domanda, per ben tre volte: "Mi ami tu? " E' vero, non ci si può prendere cura di nessuno, se prima non si è garantito che ci sia l'amore per colui che affida.
 E' commovente notare come, per le prime due volte, Gesù chieda a Pietro: "Mi ami tu?" (in greco agapào), cioè con un amore uguale al mio. Pietro, consapevole del suo limite, risponde: "Ti voglio bene" (in greco philèo), cioè come un amico sincero.
                                                                                             
                          Mons. Antonio Scarcione  

Illuminiamo la Cattedrale..!!!


Da qualche mese la torre campanaria della Basilica Cattedrale è al buio, così come da un anno l’illuminazione delle terrazze e del timpano che sovrasta la maestosa cupola sono al buio, anzi a dire il vero solo una lampada fa bella mostra di se.
Pertanto, rivolgiamo un appello al Sindaco Fausto Carmelo Nigrelli affinché provveda a fare sostituire le lampade che illuminano il tamburo del cupolino.
Inoltre, rendiamo noto ai quartieranti e ai concittadini che su nostra segnalazione l’Amministrazione comunale ha provveduto a far risistemare l’illuminazione lungo il perimetro del monumento bronzeo a Marco Trigona.

venerdì 12 aprile 2013

I maliziosi slogan sull'Ospedale Chiello

Con questo slogan titola un noto portale d'informazione di Enna:
"Slitta chiusura unità operative pediatrie di Piazza Armerina e Leonforte"
di seguito il link
Ebbene, a pensare male si fa peccato, ma di solito si ha sempre ragione; non si capisce se il titolo è ironico o per caso provocatoriamente piaccia mettere il dito sulla piaga, sbeffeggiando sulle disgrazie altrui dei cittadini di Piazza Armerina e Leonforte, volendo affermare tra quelle righe... "è una questione di tempo ma la fine è segnata" ?.  

Museo Diocesano, gli orari di apertura della Mostra


Ieri è stata inaugurata al Museo Diocesano la mostra”VIDERO E CREDETTERO: la bellezza e la gioia di essere cristiani”, la mostra si colloca all’interno delle iniziative dell’Anno della Fede promosse dalla nostra Diocesi.

Il Vescovo mons. Michele Pennisi, nel corso del suo intervento ha detto:  Ci auguriamo che questa mostra venga visitata da studenti delle scuole, da ragazzi e giovani delle parrocchie, da credenti adulti e da persone alla ricerca della fede, in attesa della riapertura del museo diocesano.

Gli Orari

a sx don Pino Paci direttore del Museo Diocesano
a dx l'arch. Guido Meli direttore del Museo Trigona

tutti i giorni 9.30-12.30, 15.30- 18.30
visite guidate nei giorni e negli orari di apertura
ingresso libero
 Informazioni e prenotazioni visite guidate
tel. 0935 680113
cell. 338 4421894 · 392 2068111
beniculturali@diocesiarmerina.it




mercoledì 10 aprile 2013

Abolizione delle Province, Piazza Armerina nel nuovo scenario dei Liberi Consorzi


Palazzo dei Normanni sede del Parlamento siciliano

Il 19 marzo 2013, passerà negli annali della storia della Sicilia per la svolta epocale promossa dal Governo regionale, l'abolizione delle “Province regionali”, perché regionali, si dirà? perché le Province non sono previste dallo Statuto della Regione siciliana (che è legge costituzionale), che all'articolo 15 prevede non solo la soppressione delle circoscrizioni provinciali ma riconosce il valore fondamentale dei Comuni e dà forza e potere ai consorzi comunali.


L’Assemblea regionale siciliana con 52 voti a favore e 22 contrari ha abolito le province cancellando una legge ordinaria la 9/86, ordita dalla casta, che aggirando la norma costituzionale istituiva, ai danni dei cittadini, un'altra casta politica fatta di consiglieri, presidenti e assessori che, secondo gli ultimi conti, è costata più di 23 milioni di euro all'anno, tra stipendi mensili e gettoni di presenza.

Con l’avvenuta eliminazione di sovrastrutture e sovrapposizioni di competenze, generatrici di sprechi, il Parlamento entro il 31 dicembre 2013, dovrà indicare nel riordino e nella rimodulazione dell’ente intermedio i “Liberi Consorzi”, come costituirli e quali competenze verranno loro assegnate, restituendo la centralità ai Comuni, attraverso un nuovo ordinamento, e fissando altresì un nuovo rapporto tra politica e cittadino''.

Liberi Consorzi, diretti dei sindaci dei comuni che compongono il Consorzio che non percepiranno alcuna retribuzione né indennità e come ha spiegato il presidente Rosario Crocetta: “Saranno enti di programmazione e non di gestione della spesa, non potranno assumere debiti. Gli unici rimborsi previsti saranno quelli per le trasferte”.

In Città, sono in molti a sostenere che la paziente e fiduciosa attesa lunga 87 anni le restituisce “giustizia”, infatti Piazza Armerina fu sacrificata dal Fascismo con l’istituzione della Provincia di Enna, il 6 dicembre 1926, una pesante ingiustizia, un'imposizione dittatoriale piovuta dall'alto e “pagata” nell’ultimo secolo a caro prezzo.

Il Duce per elevare Enna capoluogo non chiese a nessuna popolazione di esprimere il proprio consenso, la scelta del capoluogo venne motivata dal Fascismo per la visibilità raggiunta dalla città, ma in realtà Enna, denominata allora Castrogiovanni, fu preferita - a dispetto della infelice sua collocazione geografica - perché antitetica rispetto alla vivace Piazza Armerina, storica sede episcopale dell'area dal 1817, comprendente comuni dai monti Erei al Golfo e collocata lungo le più importanti vie di comunicazione.
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Mario Sturzo
Infatti Piazza Armerina, pur essendo più popolosa con 38.080 abitanti contro i 31.879 di Enna (censimento 1921), più importante perché sede di Circondario e Capoluogo di Diocesi, era meno gradita al regime fascista perché considerata sovversiva e antifascista, per la presenza dell’amato Vescovo Mario Sturzo, una delle figure più illustri e illuminate del secolo XX, fratello di don Luigi Sturzo, fondatore di quel Partito Popolare, assai inviso a Benito Mussolini.

(Piazza Armerina su 390 Comuni siciliani, era l'11^ città per popolazione, la 4^ nell'interno della Sicilia, preceduta da Modica, Caltanissetta, Adrano)


Piazza Armerina, Censimento 1921
http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Armerina

La forte e affermata presenza fascista di uomini affini alle posizioni sociali del governo fascista (Napoleone Colajanni), favorì Enna, a scapito delle aspirazioni di Piazza Armerina, tutto ciò mutò fortemente il ruolo e l'importanza di città guida che Piazza Armerina aveva avuto nei secoli.
  PLATIA, l'antico nome, fu città demaniale dalla sua fondazione 1163 regno normanno, fino alle riforme del 1818, fu capoluogo politico, religioso, amministrativo e culturale, fu ininterrottamente amministrata da un consiglio cittadino (Senato).

Già capoluogo di Comarca, nel 1812 vide sottrarsi il titolo di Capoluogo dalla città feudale di Caltanissetta; la nuova Provincia che contava 28 comuni fu suddivisa in tre Circondari, Caltanissetta, la nostra Piazza e Terranova (Gela).

1812 Regno di Sicilia i 23 Distretti Amministrativi
http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_siciliana_del_1812
Del primo distretto/circondario facevano parte 8 comuni, e cioè Piazza Armerina, Villarosa, Calascibetta, Castrogiovanni (Enna), Valguarnera, Aidone, Pietraperzia e Barrafranca;
del secondo Terranova (Gela), Riesi, Butera, Mazzarino e Niscemi.
Con decreto 11 ottobre 1817, emanato dal Parlamento Siciliano, il distretto di Piazza Armerina (assieme a quello di Terranova) veniva elevato a Sottintendenza, poi trasformata in Sottoprefettura.

Con la forzosa istituzione di Enna provincia, Piazza veniva tradita e umiliata, a nulla valsero le iniziali rimostranze al Duce, che lo indispettirono a tal punto da vietare la presentazione di opposizioni o la pur minima protesta.

La Strada Provinciale 4 chiusa da 8 anni che dal
raccordo autostradale porta a Piazza Armerina
La città subì una mortificazione proseguita negli anni con il depauperamento delle risorse e dei servizi da parte del nuovo Capoluogo, che trasse da Piazza Armerina, tutti gli elementi e le strutture per la formazione della provincia, perdendo tutti gli uffici statali, finanziari, giudiziari, la vice prefettura del Circondario, la ferrovia, etc, etc, (anche gli assi viari autostradali successivamente furono subordinati al nuovo stato di cose.
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La cinica politica provinciale piuttosto che emancipare il territorio, lo ha mortificato, un esempio dei nostri giorni, per non andare troppo a ritroso, la SP 4 chiusa da otto anni e ancora non si capisce tra un procedimento ed un altro, quando si interverrà.
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L’obbiettivo della classe politica ennese, tutti i partiti dell’arco costituzionale, nessuno escluso, pare essere stato quello di impoverire e vessare Piazza Armerina e con esso i comuni del suo hinterland, senza rendersi conto che il vortice in cui si relegava Piazza Armerina, trascinava tutti, compresa la megalomane onnipotenza della classe politica ennese che non ha saputo guardare oltre l’orizzonte.

Mai negli 87 anni di vita della provincia, un politico piazzese ha ricoperto il ruolo di presidente, seppure la città abbia avuto una classe politica di primo piano, è sempre stata relegata a ruoli comprimari e questo la dice lunga sui rapporti di gioco forza tra città obbligate dall’alto a convivere e delle lotte intestine tra “piccoli uomini” che hanno gestito la politica provinciale guardando più agli interessi di campanile piuttosto che ad interessi di sviluppo complessivi delle comunità amministrate.

La classe politica ha cambiato pelle, le nuove generazioni hanno sostituito le vecchie ma la lotta contro Piazza non ha avuto fine e potremmo citare i vari e diversi tentativi per usurpare la Diocesi, tutti andati a vuoto.
Tutto ciò fin dall’inizio ha innescato recriminazioni e il malcontento dei piazzesi contro l’istituzione di una provincia che dal 1926 è giunta ai nostri giorni, e nessuno potrà meravigliarsi se le generazioni di concittadini che si sono succedute hanno sempre evidenziato questa forma di sofferenza, di rancore, perché consci della lenta e inesorabile morte che ha attanagliato Piazza Armerina. 
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Detto ciò, quanto descritto ormai è storia, l’istituzione dei Consorzi di Comuni apre nuovi scenari, restituendo quella centralità ai Comuni mancata sin ora; Piazza Armerina oggi svincolata da Enna, deve riscattarsi per l’avvenire dei suoi cittadini, da subito dovrebbe recuperare le città del sua antico comprensorio, smembrato a tavolino agli inizi del secolo, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria, Raddusa (nella ex provincia di Catania), per ritessere il filo logico le cui affinità storiche, culturali, sociali, commerciali e  territoriali, sono ancora in essere.

Naturalmente ogni singolo Comune dovrà valutare quale consorzio costituire, a quale aderire tenendo conto, della gestione dei servizi per abbattere i costi gestionali, a fronte dell’attribuzione di alcune funzioni importanti ai Consorzi, quali l’acqua, i rifiuti e l’edilizia popolare, e probabilmente i trasporti urbani, la viabilità comunale ed intercomunale.

Diocesi di Sicilia
Piazza Armerina, forte del preminente ruolo di città di fede, arte e cultura, Capoluogo di Diocesi dal 1817; potrà indiscutibilmente affermare il ruolo di città a vocazione turistica che la proietta tra le più importanti destinazioni turistiche della Sicilia, grazie al suo patrimonio architettonico-religioso e monumentale, e per essere uno dei più importanti siti archeologici con la Villa Romana del Casale, dal 1997 riconosciuta Patrimonio dell’Umanità da parte dell'UNESCO.

Piazza Armerina per le antiche tradizioni religiose e gli eventi culturali unici, come il Palio dei Normanni, la bellezza del suo vasto centro storico che dal periodo normanno corre lungo i secoli disegnando palazzi, conventi e chiese; ed inoltre per il suo aspetto essenziale che la caratterizza con il paesaggio collinare, il circostante patrimonio boschivo, un polmone verde nel cuore della Sicilia, ne fa un unicum dalle mille potenzialità, per se e per i Comuni del suo comprensorio.

Il Palio, realizzato annualmente da un
artista ed assegnato a un Quartiere nel
corso della Quintana del Saraceno
Aspettando di capire le norme di costituzione dei Consorzi (continuità territoriale, numero di abitanti), è ben chiaro che il Consorzio dovrà essere guardato come un macro-Comune dove ogni ente dovrà mettere in campo risorse e capacità per la crescita e lo sviluppo futuro.

Da ciò sarebbe auspicabile che i nuovi liberi consorzi per la loro costituzione non debbano avere paletti prefissati quali numero di abitanti, numero di comuni o di superficie, così come la guida  del consorzio, secondo me, dovrebbe essere affidata ai vari sindaci del consorzio a rotazione per un periodo di sei mesi ciascuno, come avviene per la presidenza dell’Unione europea.

Non entrando nel merito di altri singoli aspetti, Piazza Armerina non potrà non svolgere un ruolo di primo piano giusta la natura dei Consorzi e per quanto sopra detto, proiettarsi a "capitale" del turismo nel cuore della Sicilia diventando città traino di un Consorzio che guarderà verso Piazza Armerina per bypassare lo stallo economico, fino a ieri subordinato dalle decisioni di organi provinciali che hanno determinato la vita o la morte di territori e comunità.   

Concludo, con la consapevolezza che questo breve excursus storico della travagliata storia della nostra Città nell’ultimo secolo, sia un contributo alla politica, al mondo associativo per un dibattito foriero di aspettative, il mio augurio adesso è che nel più breve tempo possibile, il Parlamento siciliano approvi la Legge quadro dei Liberi Consorzi, nella consapevolezza di attuare lo Statuto per creare sviluppo e garantire servizi pubblici efficienti e a basso costo, nel rispetto dei territori e delle aspettative dei siciliani.

                                                                                                     Filippo Rausa


lunedì 8 aprile 2013

Rinviato l'incontro con il Vescovo

Per un sopraggiunto impegno pastorale, viene rinviato a data da destinarsi l’incontro/saluto del Quartiere con Sua Ecc. il Vescovo mons. Michele Pennisi

domenica 7 aprile 2013

La Croce Gloriosa eretta anche ad Aidone

Riceviamo e Pubblichiamo

Anno della Fede 2012-2013
7 Aprile 2013: Giornata della Divina Misericordia

Siete invitati alla manifestazione religiosa di giorno 7 Aprile alle ore 14.45 che vedrà l'innalzamento della Croce Gloriosa ad Aidone (En).

La Croce sarà collocata nella zona panoramica, dietro i ruderi dell'antico Castello Normanno (circa 900 metri di altitudine sul livello del mare) e sarà benedetta da Sua Eccellenza il Vescovo Michele Pennisi.

Raduno davanti alla Chiesa Madre - S.Lorenzo alle ore 14.45, per poi avanzare in processione verso il luogo della collocazione.
" La sorgente della Divina Misericordia è stata spalancata dalla lancia sulla croce per tutte le anime: non è stato escluso nessuno! "  (dal Diario di Suor Faustina Kowalska)

                                                                               Pace e gioia, Attilio Aloi

La Domenica con Gesù, II di Pasqua/ della Divina Misericordia/ C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale. 
 I Lettura. "...Sempre più, ...venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne..." At 5, 12-16
 II Lettura. "... Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii...una voce...che diceva: quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese..." At 1, 9-11a.12-13. 17-19
 Vangelo. " Pace a voi"...Tommaso...non era con loro quando venne Gesù...Se non metto il mio dito nel segno dei chiodi...io non credo". "Tommaso, metti qui il tuo dito... non essere incredulo, ma credente ! ". Gli rispose Tommaso: " Mio Signore e mio Dio ". Gv 20, 19-31

  Il capitolo 20 del vangelo di Giovanni riguarda le apparizioni del Risorto. Dopo l' incontro di Cristo con la Maddalena presso la tomba vuota e dopo la corsa di Pietro e di Giovanni, Gesù incontra i Dodici al chiuso per la paura dei Giudei.
 - La pace del Risorto in mezzo alla paura. Dopo l'ambientazione, circa il tempo (domenica), il luogo (il cenacolo ?) e i protagonisti (i discepoli), la presentazione dell' evento: "Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi ". Il Risorto non è un fantasma, che appare e scompare, ma semplicemente "viene". Il verbo "venire" , nel quarto vangelo, è denso di significato. Il primo a riconoscere la forza di questo verbo "venire" è stato Giovanni Battista, che dice di Gesù "colui che viene" (Gv 1, 15.27). Infatti, il mistero della persona di Gesù può essere compreso attraverso il "movimento", che Egli compie, per venire incontro all' uomo. Il dono che Egli porta con sè è quello della "pace" e la prima parola, che dice ai suoi, è: "Pace a voi". Questa espressione dev' essere compresa alla luce della rivelazione veterotestamentaria, in cui la pace indica i doni di Dio. Essa non esprime soltanto lo stato d' animo pacificato o una situazione sociale senza conflitti, bensì la capacità dell' uomo di accogliere i doni di Dio.
 - Il dono dello Spirito per il perdono dei peccati. Gesù dice: "Pace a voi", specificando che tale pace significa essere mandati dal Padre, ricevere lo Spirito Santo e rimettere i peccati. Innanzi tutto, Gesù specifica l' origine della sua missione: è stato mandato dal Padre agli uomini, affinché altri uomini fossero inviati, a loro volta. Ma c' è di più : l' identità profonda di Cristo è costituita dall' essere stato inviato. Mentre Gesù dichiara la propria sottomissione al Padre, afferma, nello stesso tempo, la libertà di svolgere la sua missione a favore degli uomini.
 La sua identità di inviato del Padre diventa ora patrimonio dei discepoli, mediante il dono dello Spirito. Come Cristo ha accolto la volontà del Padre, così i discepoli ricevono lo Spirito Santo, perchè Egli è il Maestro interiore nella loro missione. Il ricevere è finalizzato al dare: infatti ogni missione, per i discepoli, ha uno scopo specifico: il perdono dei peccati. Il perdono è la pace del cuore dell' uomo peccatore, che si pente. Ora, anche agli uomini, viene fatto il dono dei discepoli del Signore, che vengono inviati dall' Inviato, affinché scoprano la ricchezza dei doni di Dio, attraverso la partecipazione al suo Spirito, che solleva e purifica da ogni peccato.
 - I segni della passione manifestano la gloria di Cristo e la fede dei numerosi "Tommaso". Come, giustamente, afferma Gregorio Magno: "A noi giovò più l' incredulità di Tommaso, che non la fede degli apostoli". Tommaso ci è, veramente, più utile degli altri discepoli. Infatti, Gesù, risorto, mostra a Tommaso le mani e il costato, che, così, diventano per l' apostolo un "luogo" della fede. L' amore è autentico, quando chiede l' offerta di sè, che può diventare anche sacrificio della propria vita per il bene dell' altro/a.
 - Credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Il brano evangelico ci consente di leggere anche questa prima conclusione del vangelo (la seconda è contenuta in Gv 21, 24-25). Lo scopo di questo scritto è quello di far emettere la professione di fede agli apostoli non in un' entità astratta, bensì nel mistero di Dio e nel mistero dell' uomo, che coabitano nella stessa persona di Gesù Cristo, Figlio di Dio. La precisione dei termini non ci deve sfuggire; soprattutto quella dei titoli cristologici: credere in Gesù di Nazareth, che è diventato "unto" (Cristo), cioè l' inviato del Padre, che manifesta la bontà e la verità di ogni parola divina. Quindi, Egli dev' essere riconosciuto come Figlio di Dio. Questa è la meta di ogni vero cammino di fede: la partecipazione alla vita di amore di Dio stesso, che Giovanni chiama "vita eterna".  
                                                                                                                                                                                                                     Mons. Antonio Scarcione

sabato 6 aprile 2013

Il Comitato di Quartiere incontra il Vescovo


foto relativa la Visita pastorale del  14 febbraio 2010

Lunedì 8 aprile alle ore 18,00 il Consiglio direttivo del nobile quartiere Monte incontrerà Sua Ecc. il Vescovo mons. Michele Pennisi per un saluto prima del suo congedo dalla diocesi di Piazza Armerina.
Abbiamo chiesto di incontrare Sua Ecc. il Vescovo, dice Filippo Rausa, per un saluto “privato” per i rapporti di stima e cortesia intercorsi nel corso di quest’ultimo decennio, Sua Eccellenza, infatti, è presidente onorario del quartiere e più volte ci ha fatto visita presso la sede del quartiere di via Vittorio Emanuele II.
La presenza di tutto il Consiglio con le rispettive famiglie sarà l’occasione per ringraziare il Vescovo per l’attenzione rivolta ai problemi della gente, della società e del mondo del lavoro.
foto relativa la Visita pastorale del  14 febbraio 2010

venerdì 5 aprile 2013

Papa Francesco e la telefonata a Mons. Michele Pennisi

Nel racconto di Don Lino Di Dio il retroscena della telefonata al Vescovo Mons. Michele Pennisi
Chi conosce don Lino di Dio non può non sapere quanto caro gli sia il tema del messaggio della misericordia promosso da Papa Giovanni Paolo II. E non è quindi un caso che nel giorno dell'ottavo anniversario della nascita al cielo del Beato Karol Wojtyla, il sacerdote gelese abbia concelebrato la Santa Messa con Papa Francesco. E' stato proprio il Santo Padre attraverso la segreteria a mettersi in contatto con don Lino.
"Ascoltavo la sera di Pasqua  i messaggi vocali nella rubrica del mio cellulare. Tra questi - molti erano auguri pasquali - c'era quello dell'amico segretario del Papa, che mi invitata a richiamarlo non appena avrei sentito la registrazione telefonica. Incredulo mi sono subito messo in contatto con la segreteria papale, il cui funzionario mi ha comunicato che il Pontefice aveva espresso la volontà di invitarmi a concelebrare l'Eucarestia, martedì nella cappella privata della Domus Sanca Martae riferendomi che avrei potuto portare con me la famiglia. Emozionatissimo, mentre ancora stentavo a crederci, ho subito organizzato il volo per Roma".
Poco più di trenta fedeli hanno assistito alla celebrazione della Messa durante la quale Papa Francesco si è più volte soffermato sul tema della misericordia e del valore delle lacrime. Terminata la funzione, Papa Francesco ha ricevuto privatamente la famiglia del sacerdote, i genitori, la sorella, il cognato e le nipotine Elisabeth e Martina Karol con le quali ha amorevolmente scherzato. Mamma Caterina ha fatto dono al Pontefice di una casula confezionato tempo addietro per il figlio. Il sacerdote gelese ha raccontato al Papa di quanto eco in Sicilia avesse avuto la notizia del loro precedente, inaspettato incontro a Sant'Anna in Città del Vaticano e che tutti sono entusiasti della sua elezione. Papa Francesco, benedicendo un'icona della Divina Misericordia che sarà itinerante nelle famiglie siciliane, ha incoraggiato l'iniziativa affermando che "solo la Divina Misericordia salverà il mondo".


don Lino nel corso del causale incontro con papa Francesco
all'indomani della sua elezione in piazza San Pietro 

 Il Santo Padre ricordando che domenica sarà la festa della Divina Misericordia ha chiesto di pregare per lui nel giorno in cui si insedierà ufficialmente nella Basilica di San Giovanni in Laterano come vescovo di Roma, titolo che tanto ama. Il Papa dopo ave fatto dono di un biglietto autografo a don Lino, lo ha invitato a partecipare alla colazione durante la quale "chiedendomi chi fosse il mio Vescovo - dice - mi ha invitato a chiamarlo telefonicamente per un saluto. Mons. Pennisi ha chiesto al Santo Padre di accompagnarlo in questo tempo di preparazione per il nuovo incarico nell'arcidiocesi di Monreale e ha chiesto la benedizione sulle diocesi di Piazza Armerina e Monreale.
Il Papa ha assicurato la sua preghiera per le due diocesi e per tutta la Sicilia sperando di poterla visitare". Poi lo scambio dei doni. "Ho offerto a Sua Santità una confezione di paste di mandorle e di pistacchio che ha molto gradito gustandole durante la colazione ed ha ricambiato il gesto offrendomi un dolce argentino, si è parlato tanto della bellezza della Sicilia".
                                                                                                tratto da Start News.it

mercoledì 3 aprile 2013

Riapre il Museo Diocesano

Riapre il Museo Diocesano con una mostra itinerante per l'Anno della fede.
La bellezza e la gioia di essere cristiani.
Questa è la nuova mostra ideata e prodotta da Itaca d’intesa con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione che ha concesso il logo dell’Anno della Fede.
La mostra, curata da Eugenio Dal Pane, Andrea Bellandi, Sandro Chierici e Andrea Cimatti, vanta la collaborazione dell’Associazione Italiana Centri Culturali.
Verrà allestita dal 11 al 23 aprile 2013, Inaugurazione giovedì 11 aprile allo ore 17,00 presenzierà l'Arcivescovo mons. Michele Pennisi.

lunedì 1 aprile 2013

Bud Spencer & Terence Hill alla guida dell'Italia


Un uomo di destra che piace anche alla sinistra (oltre che a noi).

Un uomo al di fuori delle istituzioni.

Un uomo stimato e ammirato in tutta Europa, soprattutto in Germania.




Finalmente dopo i Saggi, tirati dal cilindro dall'uscente Presidente della Repubblica ' re ' Giorgio Napolitano, la grossa e forte novità di stamani è che tutti i partiti dell’arco costituzionale sono convenuti ad una importante decisione, quella di eleggere senza se e senza ma un uomo forte alla guida del Paese

BUD SPENCER PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!

Bud Spencer, pseudonimo di Carlo Pedersoli, napoletano doc, classe 1929, dalla sua residenza ha fatto sapere che accetterà a condizione che il presidente del Consiglio sia l’inseparabile amico Terence Hill , classe 1939.

PD e PDL già ai ferri corti per le vicende politiche dell’ultimo mese dopo una mattinata di incontri sono d’accordo e in un comunicato congiunto hanno dato il via libera, ora si aspetta l’ok di Beppe Grillo che pare sia anch’egli favorevole anche per smorzare il teso clima creatosi dopo le elezioni.

Finalmente l’Italia cambia pelle poiché è arrivato il momento di due uomini forti alla guida del Paese.

BUD SPENCER PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!

TERENCE HILL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.

domenica 31 marzo 2013

MESSAGGIO PER LA PASQUA 2013

Il messaggio per la Pasqua 2013 del Vescovo mons. Michele Pennisi
            Papa Francesco la domenica delle  Palme ha detto:” per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù”.
             La situazione di malessere che pervade il nostro tessuto sociale, l’aria della protesta, dell’insoddisfazione, della sfiducia nelle istituzioni , dell’insicurezza economica e sociale, possono rubare la speranza e far vivere  le persone se non da disperate da certo  da rassegnate. Noi viviamo in un mondo che, al di sotto della sua facciata spensierata ed euforica, è, in gran parte, senza speranza, senza attese vere e senza domani. In questo tempo attraversato da una crisi globale  abbiamo bisogno di aprirci alla speranza in un rinnovamento spirituale e morale, condizione imprescindibile di ogni altro rinnovamento.
            La speranza, che è una coraggiosa fiducia basata su una promessa divina, si distingue dall’ottimismo, che è un atteggiamento acritico in base al quale si pensa che alla fine tutto andrà bene, basandosi sull’illusione di potersi liberare  da soli. Il fondamento della speranza cristiana sta nella certezza resurrezione di Gesù, cuore della nostra fede.
               La resurrezione di Cristo  apre una breccia nel muro della morte, attraverso la quale ogni  uomo può seguirlo verso la libertà e la  vita eterna. Se Gesù è risorto allora la nostra vita è aperta ad un futuro di pienezza e di eternità. La risurrezione di Gesù ci offre la grande speranza che nulla andrà perduto di ciò che avremo fatto con fede e amore, ci dona la promessa che ogni lacrima sarà asciugata, ogni sorriso sarà custodito, ogni sofferenza sarà riscattata,  ogni gesto di bontà troverà  una sorprendente ricompensa. Dalla fede in Gesù risorto può nascere uno stile di vita nuova, caratterizzata da un’operosa collaborazione  in campo sociale che porti serenità alle nostre famiglie, da una convivenza animata dai valori della solidarietà e della fraternità, da una rinnovata capacità di riconciliazione in tutte le forme di vita comune. Le nostre città hanno bisogno di aprirsi alla speranza pasquale che giunge a noi dal Cristo Risorto, da cui deriva la speranza in un rinascimento spirituale e morale condizione di ogni altro rinnovamento. La risurrezione  di Cristo non riguarda soltanto un futuro glorioso, riguarda un presente pieno di significato. 
            La Pasqua cade nel momento dell'anno in cui la natura si ridesta dal torpore invernale e si apre alla primavera, al calore nuovo del sole, alla fioritura degli alberi e al ritorno trionfale della vita. « Chi non capisce   diceva san Zeno - che queste cose sono tutte collegate con i misteri celesti? L'inverno pigro, squallido e triste simboleggia la servitù dell'idolatria e del piacere terreno.                     La primavera è il sacro fonte dal cui ricco seno, per operazione stupenda dello Spirito Santo, nascono i bellissimi fiori della Chiesa» (Tract. I, 33).  La parola di Dio ci ha insegnato a scorgere il legame tra Pasqua e speranza nella storia, che risale alla notte stessa dell'esodo del popolo d’Israele, che trova il suo compimento nella risurrezione di Cristo, da cui scaturisce oggi il nostro passaggio dal peccato alla grazia, dalla tristezza alla gioia, dall’egoismo all’amore, dalla divisione alla riconciliazione. La speranza cristiana come certezza nel futuro rimanda a un presente  che riconosce la presenza  di Cristo Risorto come il Signore della storia.  Da questa concezione della speranza cristiana, deriva il valore  dell’impegno  per migliorare la società  attraverso la promozione della libera  creatività di ogni persona.  Essere testimoni della speranza è oggi il dono più bello che  noi credenti possiamo fare ad un mondo disilluso  e rassegnato.                                                                                     
                                                                                             +    Michele Pennisi
(Le foto sono relative la celebrazione eucaristica della Santa Pasqua 2013)


Auguri di Buona Pasqua

Ovunque siate e da qualsiasi postazione stiate leggendo questo post in questo giorno di festa