mercoledì 20 marzo 2024
Un successo la 18^ Tavola di San Giuseppe del Monte Mira
Anche quest'anno abbiamo lasciato il segno, tra le Tavole di San Giuseppe quella del Nobile quartiere Monte Mira è stata la più ricca e generosa di pane è di alimenti in genere, e siamo fieri di dirlo, perché a differenza di altri, non ci è piovuto alcun contributo dall'alto.
Grazie ancora di cuore a tutti coloro che ci hanno sostenuti donandoci le pietanza è il pane, e grazie a tutti i soci del nobile quartiere che come al solito con spirito di sacrificio e abnegazione si sono adoperati per questa importante tradizione, che nel 2001 ritornava in auge in città, proprio su iniziativa del nostro Comitato di quartiere.
Filippo Rausa
La tavolata di San Giuseppe a Piazza Armerina: una tradizione che nutre l'anima e il corpo - VIDEO
Di seguito il link del servizio di Tele Nicosia sulla Tavola di San Giuseppe del nobile quartiere Monte Mira
domenica 17 marzo 2024
LA DOMENICA CON GESU', V^ DI QUARESIMA / B
…… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
“…Concludero’ un’ alleanza nuova…Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò nel loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo…” Ger 31,31-34 .
“ Cristo…offrì preghiere e suppliche…a Dio…e…venne esaudito…” Eb 5,7-9 .
“…Gesù rispose loro:…Se il chicco di grano, caduto a terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita…la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua…” Gv 12,20-33.
“L’ ARRIVO DI ALCUNI GRECI, CHE CERCANO GESU’, DA’ UNA SVOLTA ALLA SUA MISSIONE. ORA C’ E’ DA FARE IL SALTO DI QUALITA’: ANDARE FINO IN FONDO PER LA SALVEZZA DI TUTTI, IN OGNI LUOGO E IN OGNI TEMPO. E CIO’ COMPORTA DI DARE SE’ STESSO SULLA CROCE, PER STRINGERE LA NUOVA ALLEANZA TRA DIO E L’ UMANITA’. GESU’ DA’ TUTTO SE’ STESSO E CI CHIEDE DI FARE ALTRETTANTO”.
Martino Della Bianca, nel suo commento al vangelo odierno, appare bravo e sintetico. Noi lo seguiamo. Riassume tutto nei due elementi: 1)carità e invidia e, 2)una speranza scomoda.
-“Carità e invidia”. Egli saggiamente si serve dell’ allegoria dell’invidia, dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Essa è una delle più caratteristiche e famose del ciclo pittorico. Raffigura l’ invidia come un’ anziana gobba e arcigna: con la mano sinistra tiene un sacchetto di monete, mentre la destra afferra qualsiasi cosa le venga portata.
L’ elemento più iconico è però la testa: il cappello nasconde un serpente, le cui spire sbucano sulla nuca e il cui capo, uscendo dalla bocca della vecchia, si rivolge verso il suo stesso viso. E’ il segno dei cattivi pensieri e delle cattive parole che attaccano gli altri, ma rimuginano sempre su se’ stesse. Completano tutto, le orecchie sproporzionatamente grandi, indice di chi si immischia nelle faccende altrui.
Al contrario, la carità è una giovane donna serena, trasparente, che porge il proprio cuore a Dio, da cui lo riceve indietro. Con l’ altra mano, regge un cesto di frutti, che offre a chiunque abbia bisogno.
Le ricchezze non le interessano. Anzi, sono calpestate sotto i suoi piedi.
-“Una speranza scomoda”. Gesù realizza, in modo perfetto, l’ alleanza tra Dio e l’ uomo, attraverso il suo pieno abbandono, il totale affidamento al Padre. Alla fine, il Signore ci aspetta lì, nel momento in cui dovremo lasciare tutto, anche la nostra vita. E noi, sapendo che la nostra meta è proprio quella, come scegliamo di vivere in quell’ arco di tempo ? Normalmente, la paura della morte la fa da padrona e ciascuno di noi cerca di non pensarci e di sopravvivere. E la gratuità verso gli altri, in tutto questo, ha un posto ?
Quanto è bello scoprire di poter fare parte di un’ alleanza che ci spinge fuori di noi, al di là dei nostri bisogni, per poter, così, intercettare quelli degli altri ! E’ l’alleanza con il Signore, che si dona completamente e che ci chiede di donarci a lui negli altri: “altri”, che non sono solo quelli che possiamo incontrare oggi, ma anche le generazioni future.
Come Gesù, siamo semi caduti in terra, affinchè qualcun altro mieta il frutto che avremo dato.
Mons. Antonio Scarcione
venerdì 15 marzo 2024
domenica 10 marzo 2024
LA DOMENICA CON GESU', IV^ DI QUARESIMA / B
…… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
“…Il Signore suscitò lo Spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare…anche per iscritto:…Il Signore, Dio del cielo…mi ha incaricato di costruire un tempio a Gerusalemme…Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga !...” 2 Cr 36,14-16.19-23 .
“Fratelli, Dio ricco di misericordia,…Ci ha fatto rivivere con Cristo: Per grazia siete salvati…” Ef 2,4-10 .
“…Dio…ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui…Abbia la vita eterna…” Gv 3,14-21.
“IL TONO APOCALITTICO DEI DISCORSI, CHE SENTIAMO IN QUESTI ULTIMI ANNI, NON E’ INFONDATO: TRA PANDEMIA, CAMBIAMENTI CLIMATICI E GUERRE, LA SPERANZA SI AFFIEVOLISCE. E’ LA FINE DEL MONDO O DI UN’ EPOCA ? LA PAURA CERTO SI DIFFONDE. CI CHIEDIAMO, SE LA PAROLA DEL VANGELO SIA UTILE, SE LA FEDE SIA UNA RISORSA O UN PLACEBO. L’ ESILIO BABILONESE DI ISRAELE, COSI’ COME LE PAROLE DI GESU’, CI METTONO DI FRONTE A UNA SCELTA: DOBBIAMO SCEGLIERE SE CREDERE O MENO, ALLA SALVEZZA, DI CUI ABBIAMO BISOGNO, PER FARE UN PASSO AVANTI VERSO IL REGNO DI DIO”.
Martino Della Bianca sintetizza il suo commento in due momenti. Il primo ruota attorno a due poli: speranza e disperazione. il secondo, invece, svolge l’ aspetto della speranza scomoda.
-“Speranza e disperazione”. Osservando gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, possiamo notare la notevole somiglianza tra la figura della speranza e quella di Gesù mentre ascende in cielo. Avere speranza, significa avere una meta alta, che va oltre quella terrena. Non si tratta di disprezzare la vita terrena, anzi. Vuol dire trovare il senso della vita.
La disperazione, invece, si è tolta la vita per impiccagione. Il capo è inclinato verso il basso, il diavolo stesso reclama il suo premio: la corda fa venire in mente Giuda, ma anche il cappio dell’ infedeltà, con il quale l’ idolo tiene schiavo chi si affida ad esso.
-“Una speranza scomoda”. La speranza della fede è una speranza scomoda. Esiste la speranza comoda, quella del bambino o dell’ adolescente, che spera sempre che ci sia qualcuno a toglierlo dai guai e quindi si sente libero di sperimentare tutto senza curarsi delle conseguenze.
Seguire Cristo, invece, significa accogliere una speranza scomoda, perché essa spinge a farci carico delle nostre responsabilità, ma, nello stesso tempo, ci ricorda che non possiamo avere il controllo totale e che non tutto dipende da noi. Come saggiamente diceva Ignazio di Loyola: “Prega come se tutto dipendesse da Dio e agisci come se tutto dipendesse da te”.
Lo sguardo rivolto al cielo è fondamentale, per affrontare la vita quotidiana, senza lasciarsi appiattire dalla gravità (del pianeta. Ma anche delle situazioni). Per questo guardiamo al Crocifisso, così terreno. Perché così siamo costretti a guardare verso il cielo.
Mons. Antonio Scarcione
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