"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

martedì 18 maggio 2021

Diserbo in piazza Cattedrale, lunedì 17 maggio 2021

Di seguito le foto dell'intervento di diserbo e pulizia della piazza Cattedrale (a costo zero per le casse comunali), realizzato dei soci del nobile quartiere Monte Mira.

I soci del Consiglio direttivo che si sono adoperati per detto intervento sono stati 8, di seguito in ordine alfabetico i nomi: Antonino Amato, Alfredo Bandiera, Nicolò Castoro, Salvatore Di Dio, Concetto Favella, Simone Grillo, Filippo Purrazza, Filippo Rausa. 

Presente alle operazioni il reverendo parroco, l'arciprete don Giovanni Tandurella, che non si è lesinato dal collaborare il presidente del quartiere Rausa e tutti i soci presenti.


































Pulizia straordinaria e taglio dell'erba in Piazza Cattedrale a cura del Nobile quartiere Monte Mira,seconda parte.

 

sabato 15 maggio 2021

LA DOMENICA CON GESU', ASCENSIONE DEL SIGNORE / B

   ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“…Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo…Mentre lo guardavano, fu elevato in cielo e una nube lo sottrasse ai loro occhi…” At 1,1-11 . 
“…Io prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiesa…con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità sopportandovi a vicenda…Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri…profeti, ad altri ancora…evangelisti…pastori e maestri…Ef 4,1-13 . 
“…Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato…Nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove…Imporranno le mani ai malati e questi guariranno…” Mc 16,15-20.

GESU’ AFFIDA IL VANGELO E IL MONDO NUOVO AD UNDICI PESCATORI ILLETTERATI E NON AI PRIMI DELLA CLASSE. Rivisitiamo la Solennità dell’ Ascensione, seguendo le orme di Ermes Ronchi. A Gesù sono rimasti undici uomini ed un piccolo gruppo di donne, che lo avevano seguito sulle strade della Palestina. Essi, in verità, non hanno capito molto del messaggio. Ma lo hanno amato molto: “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. Gesù compie un atto di immensa fiducia in questi uomini ed in queste donne, che dubitavano ancora. E affida proprio a loro il mondo e il vangelo. Il Signore affida a loro la lieta notizia, malgrado i loro dubbi. I dubbi sono come i poveri: li avremo sempre con noi.

Gesù affida il vangelo e il mondo nuovo alla povertà di undici pescatori illetterati e non ai primi della classe. Con fiducia totale, affida la verità ai dubitanti, invita i claudicanti a camminare, gli zoppicanti a percorrere le strade del mondo: è la legge del granello di senape, del sale e della luce sul monte. Andate. “Profumate le vite umane che incontrate, insegnate il mestiere di vivere, mostrate il profilo alto e luminoso dell’ umano” (E. Ronchi ). Battezzate (= immergete ) in Dio le persone, perché possano essere “intrise” di cielo, imbevute d’ acqua viva, come una persona che venga calata in un fiume, in un lago, in un oceano e ne risalga “madida” di una nuova aurora. Questa la missione dei discepoli: fare del mondo un laboratorio di immersione in Dio. Quel Dio che Gesù ha raccontato come amore e libertà, tenerezza e giustizia.

Oggi, nel giorno dell’ Ascensione, ogni credente riceve la stessa missione: “Annunciate”.
Nient’ altro. Non suggerisce: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente “annunciate”. Che cosa ? “Il vangelo, la lieta notizia, la narrazione della tenerezza di Dio”.

Non le idee più belle, le soluzioni di tutti i problemi, una politica o una teologia migliori: il vangelo, la vita e la persona di Cristo, pienezza di umanità e tenerezza del Padre.

L’ Ascensione è “una navigazione del cuore”. Gesù non è andato lontano, in qualche angolo remoto dell’ universo. “E’ disceso (asceso) nel profondo” delle cose, nell’ intimo del creato e delle creature. “La nostra fede è la certezza che ogni creatura è piena della sua luminosa presenza” ( “ Laudato SI’ n.100 ). E “Cristo risorto dimora nell’ intimo di ogni essere, circondandolo con la sua luce” (Laudato SI’ 221 ).

                                                                  Mons. Antonino Scarcione  

venerdì 14 maggio 2021

I Quartieri presenziano alla S.Messa in onore di San Filippo d'Agira

 8°Giorno di Novena in onore del nostro santo patrono San Filippo D'agira

La partecipazione alla Santa Messa dei 5° quartieri storici della città con la presenza dell'onorevole Luisa Lanteri .


sabato 8 maggio 2021

LA DOMENICA CON GESU', VI DI PASQUA / B

   ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“…Pietro stava per entrare (nella casa di Cornelio), questi…si gettò ai suoi piedi…Ma Pietro lo rialzò, dicendo: Alzati, anch’ io sono un uomo ! Poi disse…In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone…a qualunque nazione appartenga…E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo…” At 10,25-26 . 
“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché Dio è amore…Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi…” 1 Gv 4,7-10 . 
“…Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici…Non vi chiamo più servi…” Gv 15,9-17.

COSA VUOL DIRE AMARE ? TUTTO, IL CONTRARIO DI TUTTO E QUALCOS’ ALTRO ANCORA. La I Lettera di Giovanni e il suo vangelo sono i testi più letti e meditati del Nuovo Testamento. Sintetizzano bene il messaggio del cristianesimo: l’ amore di Dio verso l’ uomo e la carità fraterna. La lettera ripete continuamente: Dio è amore. E invita ad amarci gli uni gli altri.

Ci chiediamo: cosa vuol dire amare ? Probabilmente anche noi ne abbiamo parlato e ne parliamo anche troppo. Cosa vuol dire amore ? Già i primi cristiani hanno avuto un problema di linguaggio e di comunicazione. Il vocabolario greco aveva a disposizione queste parole: “philia” (=affetto naturale tra parenti ed amici); “éros” (=attrazione verso il bello, il desiderio del bene, l’ attrazione e il desiderio della persona amata, passione e innamoramento). La novità della proposta di Gesù ha invece una caratterizzazione specifica: “agàpe” (= amore gratuito e benevolenza di Dio verso di noi. Dio è “agàpe”, noi quindi siamo chiamati all’ “agàpe”, cioè all’ amore gratuito verso Dio e verso gli altri. L’ amore vero è un cammino permanente di conversione, per diventare un dono gratuito per gli altri.

-“Questo è il mio comandamento” : gratuità e fraternità. Vediamo che qui affiora chiaramente l’ immagine della vite e dei tralci. L’ amore che viene richiesto è quello contenuto nelle parole di Gesù: “amatevi come io ho amato voi”. La manifestazione massima di tale amore è quella di aver dato la propria vita sulla croce per la redenzione dell’ umanità. La caratteristica distintiva dell’ amore del Signore è la gratuità: ci ha amati senza nulla pretendere. Non ha cercato utili, né guadagni, se non la libertà, la salvezza e la felicità dell’ uomo.

La gratuità è inscritta nella vita umana: è un dono consegnatoci gratuitamente ed è chiamato a proiettarsi come dono negli altri. Esiste una legge psicologica e spirituale, che si può formulare così: “solo chi è grato saprà essere gratuito”. Si diffidi di un amore scollegato dalla gratitudine.

Un’ altra qualità dell’ amore evangelico è quella della fraternità. Si riferisce all’ aspetto sostanziale e all’ obiettivo finale: “Che vi amiate gli uni gli altri”. Papa Francesco ci ricorda, in modo accorato, “la fraternità come coordinata fondamentale ed imprescindibile per l’ annuncio del vangelo e il servizio.

Trasformare le comunità da costellazioni di singoli, a spazi di fraternità vissuta è il primo percorso del lavoro pastorale. “Ai cristiani di tutte le comunità del mondo chiede una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa” (Cfr.Evangelii gaudium). Evocare la fraternità non significa stare sulla superficie dei rapporti di predilezione emotiva. La fraternità cristiana non si edifica sulle affinità elettive e sulla selezione dei simili. Essa è piuttosto convocazione dei differenti. Nella fraternità non ci si sceglie, ci si trova. La fraternità comunitaria dei cristiani dev’ essere sacramento e appello dell’ universale comunione dell’ umanità.

                                                                            Mons. Antonino Scarcione

domenica 2 maggio 2021

LA DOMENICA CON GESU', V DI PASQUA / B

   ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“…Saulo cercava di unirsi ai discepoli…ma tutti avevano paura di lui…Allora Barnaba lo prese con sè…e raccontò loro come…in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome del Signore…La chiesa era dunque in pace…Si consolidava e camminava nel timore del Signore e…cresceva di numero “ At 9,26-31 . 
“Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua…ma con i fatti…Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri…” 1 Gv 3,18-24 . 
“…Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota, perché porti più frutto…” Gv 15,1-8.

GESU’ COMUNICA ATTRAVERSO ELEMENTI CHE FANNO PARTE DELLA NOSTRA ESPERIENZA: LA VITE E I TRALCI. Il teologo, Ermes Ronchi, presenta così la famosa metafora: “Cristo vite, io tralcio, io e lui la stessa pianta…unica radice, una stessa linfa”.Poi, le bellissime parole del Dio contadino, che si prende cura di ciascuno di noi e usa la sua intelligenza, perché portiamo molto frutto.

Certamente, tra tutti i loro campi, i contadini hanno una cura particolare per la vigna. Parlare di vigne significa, quindi, svelare, anche in questo caso, un amore di preferenza da parte di Dio, nel ruolo di “contadino”: noi siamo il campo preferito di Dio. La narrazione della metafora della vite cresce sempre più e tocca il suo culmine, quando Gesù afferma: “Io sono la vite, voi i tralci”. Proprio così: le creature (i tralci) sono parte del Creatore (la vite). Ci chiediamo: Gesù cosa è venuto a portare nel mondo ? Ad esempio, una morale più nobile, il perdono dei peccati… ? Certo, ma sarebbe troppo poco. Egli porta molto di più: Sé stesso, la Sua vita in noi, il cromosoma divino nel nostro DNA. Il Signore, grande vasaio, che ha plasmato Adamo dalla polvere, si è fatto “linfa di questo grappolo”. E se il tralcio, per vivere, deve rimanere nella vite, anche la vite vive dei propri tralci. Senza di essi non c’ è frutto, né scopo, né storia.

L’ immagine della vite tocca il vertice del suo significato nelle parole: “portare il frutto”, filo d’ oro che cuce tutta la pagina del vangelo odierno.

La “morale evangelica” consiste nella fecondità e non semplicemente nell’ osservanza di regole.

Alla fine della vita, la domanda ultima non riguarderà tanto l’ osservanza dei comandamenti o dei divieti, ma punterà sui frutti che hai portato: dopo che tu sei “passato nel mondo, nella famiglia, nel lavoro, nella chiesa, dalla tua vite sono maturati “grappoli” di bontà o no” ?

                                                   Mons. Antonino Scarcione