"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

venerdì 25 gennaio 2019

Il Consiglio direttivo del nobile quartiere Monte Mira, incontra le suore Francescane degli Angeli Custodi.


Mercoledì pomeriggio, una delegazione del Consiglio direttivo del nobile quartiere Monte Mira, ha incontrato, presso la chiesa degli Angeli Custodi le suore francescane, che da circa un anno operano nella comunità parrocchiale del quartiere.

L'incontro è stato più che cordiale, di grande emozione e gioia; il presidente Filippo Rausa ha descritto la peculiarità della città di Piazza Armerina caratterizzata dei suoi quattro quartieri, nello specifico, ha presentato, facendo una breve descrizione, la storia del Comitato di quartiere Monte, dagli anni '80 ai nostri giorni, descrivendo le attività che svolge nel corso dell'anno.

Dalla viva voce di Suor Elisabetta, responsabile della comunità di cinque suore, i rappresentanti del quartiere, hanno ascoltato il bellissimo racconto della Vocazione delle Sorelle, che sulle orme di San Francesco e Santa Chiara, hanno scelto di vivere in povertà per seguire nostro Signore Gesù. 

Il racconto di Suor Elisabetta è stato molto intenso ed edificante, a testimonianza di come nel 21 secolo la ricerca di Dio è più che attuale, proprio oggi che viviamo in una società distratta da un apparente benessere e da una tecnologia che ci illude di possedere il mondo.

                                                                                                                       Laura Saffila 













giovedì 24 gennaio 2019

Anno vocazionale della Famiglia Paolina 2019 - 2020 Oratorio Giovani Orizzonti

Il tema del nuovo anno: «Ravviva il dono di Dio» (2Tm 1,6), ispirato a modelli di santità maschile e femminile particolarmente significativi per la Famiglia Paolina, alla luce dell’Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo dal titolo Gaudete et exsultate.

Programma interno

In comunione alla famiglia Paolina che celebra l'Anno Vocazionale, il cui fondatore il beato Giacomo Alberione fu il promotore nell'attenzionare varie iniziative su tutti i versanti della società contemporanea, anche la nostra comunità dell'Oratorio Giovani Orizzonti si prepara organizzando alcuni appuntamenti .
Uno di questi la tradizionale Festa della Vita giunta alla 3' edizione


mercoledì 23 gennaio 2019

La testa di dama Flavia, presto esposta a Palazzo Trigona...

Pubblichiamo l'articolo di stampa tratto dal giornale La Sicilia di mercoledì 23 gennaio 2019, a firma della giornalista Marta Furnari.




La testa marmorea di dama Flavia ritorna a casa, per essere esposta nella mostra in preparazione a Palazzo Trigona

Facendo seguito alla nota inviata al Parco Archeologico Villa Romana del Casale, relativamente la "testa di dama Flavia", riceviamo e pubblichiamo la positiva risposta dell'Ufficio del Parco Archeologico, a firma del direttore, architetto Giovanna Susan e dell'archeologo Rosario Patanè.

martedì 22 gennaio 2019

E' Morto PINO TESTA


Lunedì 21 gennaio, è morto PINO TESTA nostro quartierante e concittadino, e con esso una pagina di storia della nostra Città se ne va.



Il 6 gennaio scorso aveva festeggiato il suo 92° Compleanno, era felice di stare bene e di circondarsi dell'affetto dei suoi famigliari e degli amici che giornalmente lo frequentavano. 

Pino Testa, un grande uomo, il decano dei poeti piazzesi, un Poeta di indubbia qualità, che ci onoriamo di avere conosciuto, per la sua qualità di uomo saggio e buono, e di avere apprezzato la sua opera di poeta, amante e cultore della Città e della sua madre Lingua, quella lingua dei nostri antenati, il gallo-italico, che ci ha fatto vivere attraverso le sue poesie... 



Pino Testa è stato uno di noi, nato e cresciuto nel nobile quartiere Monte Mira, domiciliato in via Chiello; per chi come me lo ha conosciuto personalmente è stato un piacere incontrarlo giornalmente, al Circolo di Cultura, al bar per il solito caffè, in ufficio o per le vie del quartiere, dispensando sempre a tutti un consiglio, un saluto.


Filippo Rausa, Pino Testa e Francesco Di Bartolo
nel corso del Battesimo di Quartiere del 2014
Nel 2014 volle partecipare ed essere Battezzato al Quartiere, per sancire, come se ce n'è fosse stato di bisogno, il forte sentimento di appartenenza al nobile quartiere, lui che di tutti noi era un punto di riferimento del quartiere. 

Lo continueremo a ricordare per gli anni a venire, aspettando il giorno per potergli fare intitolare una via, una piazza, per sancire con la storia della città quel legame indissolubile, e tramandare alle generazioni future il ricordo di un Uomo che fu. 

Sono certo, che ora, anche al buon Dio, racconterai "d'Ciazza, du nobu Mont ai pé da Cattradau"... 

Buon viaggio PINO.


                                                                                                          Filippo Rausa







lunedì 21 gennaio 2019

La testa marmorea di dama Flavia, "con la scusa" del sequestro giudiziario, preferiscono tenerla nei magazzini della Soprintendenza...


 
Articolo tratto dal giornale La Sicilia, domenica 20.01.2019 a firma di Marta Furnari

 Di seguito la lettera trasmessa alle autorità in indirizzo.

Piazza Armerina, 18 gennaio 2019

Al Direttore Parco Archeologico Villa Romana del Casale - Architetto Giovanna Susan
Al Sindaco avv. Nino Cammarata
                                                                                   Al Sig. Assessore al Turismo Ettore Messina
Al Presidente del Consiglio Comunale          
prof. Marco Incalcaterra
                                                                                   
                                                                                                                             LORO SEDI

Oggetto: esposizione testa marmorea dama Flavia
                                                                                  Egregi Signori, 
le scriventi Associazioni, Mira 1163 e nobile quartiere Monte Mira, da notizie di stampa apparse sul giornale La Sicilia in data 18 gennaio c.a., apprendono che i lavori per la riapertura del Museo Archeologico, riguardante una parte dello stesso, sono in itinere, e che nel breve tempo si procederà all’inaugurazione con reperti archeologici molto importanti e interessanti dal punto di vista scientifico-culturale riguardante il territorio. 

Fatta tale doverosa premessa, si chiede che le SS.LL. e in particolare alla responsabile del Museo Archeologico, si attivino affinché un altro interessante e importante reperto archeologico, “la testa marmorea di dama Flavia”, possa essere esposta nelle teche museali.

Si precisa, che il su citato reperto, si trova posto sotto sequestro giudiziario e in custodia presso i locali della Soprintendenza di Enna, che ne è la responsabile.

Alla luce della decretazione regionale che istituisce il Parco Archeologico della Villa Romana del Casale, con piena autonomia gestionale e finanziaria, si pone il problema che la custodia di detto bene archeologico dovrebbe appartenere al Parco Archeologico di Piazza Armerina e non più alla precitata Soprintendenza di Enna.

E’ superfluo sottolineare che la testa marmorea della dama Flavia arricchirebbe e darebbe più lustro, dal punto di vista storico-culturale alla mostra espositiva.

Inoltre, qualora non si dovesse addivenire al trasferimento in tempi brevi, per eventuali lungaggini burocratiche e legali, si invita a richiedere l’autorizzazione alla Magistratura per potere esporre la “Testa di dama Flavia”, così come già avvenuto da luglio a settembre 2011, con permesso accordato da parte dell'autorità giudiziaria, in occasione dell'inaugurazione e della riapertura del Museo Varisano di Enna.

Inoltre, le citate Associazioni, sottolineano che tale problematica, nel corso degli anni decorsi, e in particolare in data 23 ottobre 2014, fu oggetto di attenzione da parte del Consiglio Comunale che ne richiedeva il trasferimento da Enna a Piazza Armerina, “legittima proprietaria” del bene, per cui la testa marmorea è un bene archeologico che deve essere visitato anche e soprattutto fruito nel proprio luogo di appartenenza da parte dei tantissimi turisti e visitatori che giornalmente visitano la nostra città; e pertanto anche con la stessa procedura, dietro autorizzazione del magistrato può essere restituita alla nostra comunità.

Si ringrazia per la cortese attenzione, con l’augurio della soluzione della problematica evidenziata e si porgono cordiali saluti.

Sarebbe gradita, anche a mezzo e-mail, una Vs. risposta.


                              Il Presidente Mira 1163                                   Il Presidente del Quartiere
                            Francesco Galati                                                    Filippo Rausa



Festa di San Giovanni Bosco

Riceviamo e Pubblichiamo


52^ Giornata Mondiale della Pace


mercoledì 16 gennaio 2019

Carnevale ad Acireale, domenica 17 febbraio...



Rai 1 trasmette la S.Messa dalla cattedrale di Piazza Armerina, domenica 17 febbraio 2019 dalle ore 10:55



Riaperta domenica 13 gennaio l'antica chiesa di San Nicola-Madonna della Catena


Riaperta dopo oltre un ventennio l'antica chiesa di San Nicola-Madonna della Catena, nell'antico quartiere Monte Mira di Piazza Armerina. 

La chiesa è stata riaperta anche se non tutti gli ambienti sono accessibili, infatti, una delle sue cappelle laterali, che nel medioevo era la chiesa è attualmente inagibile, la volta è sostenuta da ponteggi, nelle more che le travi lignee del tetto vengano sostituite; l'augurio è che in tempi più che brevi anche questa parte della chiesa venga recuperata con l'intervento di consolidamento della restante porzione del tetto.

Vari soggetto hanno concorso affinché la chiesa potesse essere restituita alla comunità, l'impegno dell'ufficio Beni Culturali della Diocesi guidato da don Pino Paci, con la collaborazione dell'arch. Giuseppe Ingaglio, il Comune di Piazza Armerina, che di concerto con il Copat, guidato da Lucia Giunta, si sono occupati della pulizia generale del sito, la comunità della Collegiata del SS. Crocifisso con don Franco Greco e l'operatività di Carmelo Cosenza responsabile dei gruppi ecclesiali, il Comitato del nobile quartiere Monte Mira che fin dall'inizio, chiamato negli uffici della Curia, ha sostenuto la riapertura della medievale chiesa di San Nicola di Mira.


Ha celebrato il solenne rito eucaristico il Vescovo, mons. Rosario Gisana, concelebranti il prevosto della Cattedrale, mons. Antonino Scarcione e i rettori delle chiese Collegiata del Crocifisso, don Franco Greco e degli Angeli Custodi don Guido Ferrigno.

Tra i banchi di una chiesa colma di fedeli, il Sindaco Nino Cammarata, il vece sindaco Flavia Vagone, il presidente del Consiglio comunale Marco Incalcaterra, i componenti del direttivo del nobile quartiere Monte Mira e una rappresentanza di cavalieri delle Commanderie di Piazza Armerina ed Aidone dei Templari Cattolici d'Italia.

A conclusione della funzione, don Franco Greco parroco della Collegiata del SS. Crocifisso, da cui dipende la chiesa di San Nicola-Madonna della Catena, ha comunicato ai presenti che la chiesa sarà aperta ogni sabato pomeriggio dalle ore 17:00, per la celebrazione della S.Messa. 

Naturalmente l'auspicio di tutti e che la chiesa venga aperta per più giorni la settimana, e per tutto ciò sono state avanzate al parroco don Franco Greco le disponibilità del Comitato di Quartiere e dei Templari Cattolici d'Italia, affinché dalle parole "chiese aperte" si passi ai fatti, vista la buona disponibilità dei proponenti. 

                                                Laura Saffila




martedì 15 gennaio 2019

Il ritorno dei Templari "a difesa dell'Europa Cristiana"

://www.templarioggi.it/

Commanderia Ex Val Gela - PIAZZA ARMERINA
Per Info: Stefano Di Dio 389.5969911 - Filippo Rausa 338.8397598


Di seguito il servizio tratto da Il Giornale.it  di Giuseppe De Lorenzo - Sab, 07/07/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ritorno-templari-difesa-delleuropa-cristiana-1530715.html
Dopo 700 anni sono ancora attivi i "soldati di Cristo". In esclusiva l'antico rito di iniziazione: "Quando morirà l'ultimo cavaliere sarà finita la civiltà"


La penombra della cripta dona la giusta atmosfera di mistero. I cavalieri s'aggiustano il mantello bianco con una vistosa croce rossa sulla spalla. Il novizio, convocato, avanza in religioso silenzio e s'inginocchia di fronte al maestro templare. Ascolta contrito il rito dell'ammissione: "Nel nome di nostro signore Gesù Cristo, ti accogliamo nell'Ordine del Tempio".

Il Magister dei Templari Cattolici d'Italia Mauro Giorgio
Ferretti con S.E. Mons. Rino Fisichella Presidente del
Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione
Roma, primavera 2018. Basilica dei santi Apostoli. Oltre 700 anni dopo la fine ingloriosa dei cavalieri crociati le immagini suonano mistiche. Antiche. In qualche modo misteriose. Sono passati sette secoli dalla morte dell'ultimo maestro dei Templari, Jacques De Molay. E i Pauperes commilitones Christi, quell'Ordine militare e religioso braccio armato della Chiesa in Terra Santa, sembra ormai un ricordo del passato cui s'ispirano solo romanzieri e scrittori. E invece c'è chi ancora oggi ne cavalca i simboli e prova a risvegliare l'orgoglio perduto dei "poveri soldati di Cristo".

Sono padri, madri, figli, semplici cattolici attratti dagli "antichi valori della cavalleria cristiana". Fedeli che hanno trovato "un nuovo modo di vivere la fede" iniziando il loro cammino nell'associazione dei Templari Cattolici d'Italia, la più grande organizzazione (tra le tante) che si richiama ai crociati. L'obiettivo? Portare avanti i "sempiterni valori della Tradizione, ispirati al fulgido esempio degli antichi martiri dell'Ordine medievale". Con oltre 120 sedi nel Belpaese, i "custodi del Tempio" vantano diramazioni in Francia, Spagna, Gran Bretagna e San Marino. "Questo mondo ha un bisogno titanico di cavalleria", dice fra Mauro Giorgio Ferretti, magister e fondatore (nel 1965) dell'associazione che "intende riportare i templari all'interno della Chiesa".

Ferretti si aggiusta il cinturone in pelle e con la mano indica la croce patente sul collo di un eques. "Il cavaliere - dice - è una persona che ha deciso di cambiare se stesso e di essere un uomo diverso". Tra loro c'è Luca. Appena 20 anni, è uno dei più giovani della commanderia napoletana. "Il mio percorso è stato travagliato", racconta. "Decisi di lasciare l'Ordine. Poi ebbi una sorta di chiamata. Sentivo dentro di me una voce che mi diceva: 'Luca devi ritornare'".

Le storie personali si intrecciano e a volte si ripetono. Luciano Francesco piange nel ricordare la morte del figlio in un incidente d'auto: "L'associazione mi ha dato quella forza che prima non avevo. È stato un nuovo inizio nella fede". Ecco: fede, passione, interesse. Molti dei moderni templari sono entrati nell'ordine per curiosità o passione storica. Altri perché cercavano risposte. Ma quasi tutti, dopo anni di percorso spirituale e umano, la considerano ormai una "vocazione".

Per diventare un membro dell'Ordine del Tempio italiano non servono sangue blu né enormi risorse economiche. "Il novizio non prende alcun impegno perché per almeno un anno può scegliere di andarsene", spiega il magister. "La cavalleria non si compra e non si vende. Si conquista". Dopo un anno di preparazione, il novizio passa armiger, poi miles, infine eques iustitiae. Prima di prestare giuramento trascorre tre giorni di digiuno e astinenza completa. E come gli antichi cavalieri di un tempo fa la sua "veglia d'armi" in piedi, in preghiera e meditazione all'interno di una chiesa. Tutta la notte. Mauro Francesco la sua l'ha passata al buio di fronte alle reliquie dei santi Apostoli Luca e Giacomo. "Ci sono dei cedimenti tra la stanchezza, il freddo, la fame - racconta - Ci sono momenti in cui ti viene di dire 'non ce la faccio'. 'lascio'". Ma non puoi.


I gradi conferiti non sono (per ora) un riconoscimento reale, ma hanno solo valore interno. I Templari Cattolici d'Italia sono infatti un'associazione di laici riconosciuta dalla Chiesa, ma non un Ordine cavalleresco vero e proprio (soppresso infatti nel 1312 da papa Clemente V). Si differiscono, insomma, da quello di Malta che invece vanta ambasciatori, emette targhe automobilistiche, francobolli, passaporti e ha un maestro considerato alla stregua di un Capo di Stato. La speranza, però, è che un giorno anche i Templari possano tornare nella comunità della Chiesa come Ordine monastico e militare. Per ora l'associazione confeziona l'approvazione di alcuni Vescovi e Cardinali che ne riconoscono la legittima missione. Domani chissà.

Certo. Un tempo i cavalieri templari votavano la loro vita alla causa cristiana contro l'infedele musulmano. Morivano in battaglia ad Acri, Cipro, Gerusalemme. I monaci-soldato raggiungevano la Palestina pronti a cadere per difendere il Santo Sepolcro. "Noi facciamo qualcosa di pacifico, ma analogo", spiega il magister. Anche se "il sacrificio che siamo chiamati a fare non è un sacrificio di sangue". Oggi i templari riaprono le chiese sconsacrate, presidiano le cattedrali, diffondo i valori della cavalleria ("onore" e "servizio del prossimo"), cercano di "risvegliare la fede" in un'Europa che si è dimenticata che "il cristianesimo è il suo unico collante". Infine, combattono "le sette, i satanismi, gli operatori del male, i deturpatori dei beni ecclesiali e gli insidiatori di fanciulli inermi".

Paolo ha la barba lunga come il suo percorso fatto nell'Ordine. È lui a spiegarci la lotta contro Satana (senza essere esorcisti). "Facciamo il possibile - spiega - affinché il maligno non prevalga. Nelle notti di tregenda (otto ricorrenze in cui le sette sataniche si ritrovano per i loro riti in cui vengono compiuti sacrifici di sangue, ndr) ci riuniamo per indebolirli con la preghiera". Di fronte a noi, a notte fonda, 250 cavalieri e dame si riuniscono nella navata centrale dalla chiesa. Due ovali concentrici. Mano nella mano, pregano secondo le intenzioni di ciascuno. Anche le invocazioni contro Satana si svolgono così, in una mistica lotta tra il bene e il male.

Sarà per questo che ad osservare l'abito dei Templari la mente viaggia verso mitici racconti. Fede, onore, coraggio. Il mantello bianco trasmette purezza anche agli occhi dei profani. Se volessimo ricondurre tutto ad etichette, diremmo che chi fa parte dell'Ordine è un cattolico"tradizionalista". Ma non sempre le categorie soddisfano la realtà. Qui è una questione di valori e ritualità. "I simboli hanno un senso", dice Ferretti rievocando le tradizioni medievali. La croce patente di cui si fregiano da 700 anni è formata dall'incrocio di nove cerchi, simbolo della Trinità. Il rosso è il colore della passione di Cristo. Al centro campeggia la croce papale perché "noi siamo unilateralmente schierati con il Santo Padre". La spada che a volte portano ricorda invece "la croce di Cristo" e rappresenta "una fede attiva". Ogni gesto nel Tempio esprime un significato profondo: Non nobis domine, sed nomini tuo da gloriam.

17-18 marzo 2018 - 250 Templari Cattolici al Convento Generale
a Roma e Città del Vaticano con Mons. Fisichella
Ed è in mezzo a tutto questo simbolismo che storia e mitologia si mescolano. Per anni, dal Settecento in poi, i Templari sono stati il centro di gravità di racconti (spesso inventati) sull'occultismo e la magia. L'Ordine (segreto, misterioso e incredibilmente perseguitato dalla Chiesa) ha fornito per secoli i soggetti perfetti per le più fantasiose trame cavalleresche. Le logge massoniche di tutta Europa si sono "impadronite indebitamente" dei suoi valori. "Noi non siamo massoni", scandisce Filippo poco prima di dirigersi verso la cripta della Basilica.

Lì si stanno radunando i "fratelli" per il rito più importante nella vita di un cavaliere: la promissione. La luce fioca si riflette sui mantelli dei templari disposti a cerchi concentrici. All'interno, vicino all'altare, Ivan in piedi ascolta il rituale per passaggio di grado. Prega. "La mia volontà è stata più forte di tutte le tentazioni", scandisce con voce emozionata ma decisa (leggi qui tutta la cerimonia). Il maestro prende la spada, la porta al petto e la stringe con due mani. La pone prima sulla spalla sinistra, poi su quella destra e infine sulla testa del nuovo milite di Cristo: "Te frater Ivan distinguimus, renuntiamus et vulnus mandamus eques iustitiae catholicus ordo equester templi. In nomine Christi, in nomine Melchisedeck, in nomine Domine Noster et Virginis Mariae. Amen". Ivan piange: "La cavalleria è un modo di essere. Quando morirà l'ultimo cavaliere, allora sarà finita la civiltà".