"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

giovedì 21 marzo 2019

Oratorio Giovani Orizzonti - Grazie per la buona riuscita dell' 8° Edizione della Tavolata di San Giuseppe..


Oratorio Giovani Orizzonti - Chiesa Madonna della Neve

🌸TAVOLATA di San Giuseppe 🌿
Un GRAZIE a tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dell' 8° Edizione della Tavolata di San Giuseppe..
Anche quest'anno grazie alla generosità di tanti, in occasione della quaresima aiuteremo alcune famiglie bisognose appartenenti al territorio. 
GRAZIE in particolare per la presenza e la collaborazione a tutte le famiglie e i singoli, alle associazioni di volontariato UNITALSI, AVULSS, AVES, CIF, INNER WHEEL e il gruppo SCOUT di Piazza Armerina .., 
Un Grazie al Vescovo Rosario per il suo intervento, alla superiora dell'Istituto Suore S. Famiglia suor Clara e alle sue consorelle suor Imelde, suor Giuseppina e suor Renza, un grazie ai ragazzi e giovani che si sono uniti per la realizzazione e la buona riuscita dell' evento.



sabato 16 marzo 2019

La Domenica con Gesù, II^ di Quaresima / C

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“…Conta le stelle, se riesci a contarle…Tale sarà la tua discendenza…” Gen 15,5-12.17-18 . “…Molti si comportano da nemici della croce di Cristo…La loro sorte finale sarà la perdizione…” Fil 3,17-4,1 . 
“…Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante…Dalla nube una voce…Questi è il Figlio mio, l’ eletto; ascoltatelo!...” Lc 9,28-36.



In questa II Domenica di Quaresima, la pagina del vangelo ci presenta la trasfigurazione di Gesù. La narrazione , pur con qualche variante, figura in tutti e tre i sinottici. Luca afferma che l’ evento ebbe luogo “otto giorni dopo” la confessione di Pietro, secondo la quale, cioè, Gesù è “il Cristo di Dio”. Il Signore porta con sé Pietro, Giovanni e Giacomo. Vediamo che Gesù, in quel momento di preghiera, entra in contatto con Dio, esercitandosi nell’ ascolto della sua Parola, per comprenderla e conservarla nel cuore e dire “amen” (così sia) alla volontà del Padre. La preghiera di Gesù è tutta qui. E, come, giustamente, afferma Enzo Bianchi, Priore di Bose, tale deve essere la preghiera del cristiano: non c’ è molto da dire ad un Padre, che conosce ciò di cui abbiamo bisogno. C’ è solo da rispondere al Signore con l’ obbedienza, con il “sì”, assunto liberamente e con grande fede.

Tante volte, Gesù ha cercato la solitudine, la notte e la montagna, per vivere momenti di preghiera al Padre. Sappiamo bene che la preghiera non muta Dio, bensì trasforma noi. Eppure, ce ne dimentichiamo facilmente.

Perché la forma di preghiera pagana, che vuole parlare con Dio e vuole piegarlo ai nostri desideri, consiste nelle nostre fibre di creature fragili e bisognose, pronte a fare di Dio, colui che può sempre dirci “sì”.

Secondo la narrazione di Luca, il volto di Gesù appare “altro” (diverso), le sue vesti sono raggianti di luce. Per noi umani, questa è la trasfigurazione (metamorfosi), la visione della gloria. A prescindere dall’ inadeguatezza delle nostre parole, Gesù viene percepito nella sua alterità: l’ uomo Gesù, che i tre discepoli seguivano come profeta e Messia, ha un’ identità altra, che con questo evento si rivela per allusione, comunque in modo sufficiente a trasformare la loro fede in lui. 

Nel corso dei secoli i cristiani si sono interrogati a lungo sul significato di questo brano. Ad esempio, nella tradizione orientale si è pensato che Gesù sia rimasto lo stesso, mentre sono stati gli occhi dei discepoli a subire una trasfigurazione, fino ad essere capaci di leggere e vedere ciò che, prima, non vedevano (cfr. S. Giovanni Damasceno). Altri hanno pensato che Gesù abbia concesso agli apostoli di vedere la sua gloria, che era stata quasi “messa tra parentesi” nella sua vita mortale. Altri, recentemente, vedono nel racconto della trasfigurazione un’ anticipazione della Pasqua. Noi accogliamo questo evento come rivelazione: Gesù, quell’ uomo di Galilea, che aveva dei discepoli e parlava alle folle, in verità, era il Figlio di Dio ed in lui abitava corporalmente la pienezza della divinità, che nella trasfigurazione si rese visibile ai tre testimoni.

Ad attestare quest’ identità del Signore, sono Mosè ed Elia. Notiamo, a questo punto, che su Gesù convergono tutte le Scritture, in lui trovano pieno compimento. I tre discepoli, pur oppressi dal sonno, riescono a vincerlo ed a contemplare “la gloria” di Gesù. Pietro, quindi, in preda ad una specie di estasi, chiede al Signore di rendere durevole quel momento. Ed ecco venire la “nube della presenza” di Dio, che li avvolge, destando timore e tremore. Essi, allora, odono ed ascoltano Dio, che non si può vedere, ma si può ascoltare (cfr. Esodo 33,20), come Mosè aveva insegnato al popolo eletto: “Questi è il Figlio mio, l’ Eletto. Ascoltatelo !”. Ma cosa ascoltano, in realtà, Pietro, Giovanni e Giacomo ? Ascoltano il profeta promesso da Dio attraverso Mosè, il profeta al quale deve andare l’ ascolto (cfr. Deuteronomio 18,15).

Adesso, percepiamo meglio che la rivelazione è Gesù stesso, la sua persona. 

                                                                          Mons. Antonio Scarcione

venerdì 15 marzo 2019

Le Tavole di San Giuseppe realizzate nel territorio del nobile quartiere Monte Mira



Sono ben 6 le Tavolate di San Giuseppe realizzate nel territorio del nobile quartiere Monte Mira, infatti oltre a quella del Comitato di Quartiere, realizzata nei locali della sede di via Floresta 5, giunta alla sua 15^ edizione la più "antica" dal 2001 anno in cui venne ripresa la tradizione della Tavola di San Giuseppe a Piazza Armerina, ve ne sono altre quattro. 
La Tavolata proposta della Scuola elementare Trinità, realizzata all'interno della scuola, in via Floresta; La Tavolata dell'Associazione Il Girasole, realizzata come ogni anno nei locali della Caritas, via Sant'Anna; La Tavolata del Gruppo Oratorio 3F della Basilica Cattedrale, realizzata nei locali della Chiesa di via Salita Marco Trigona; e la Tavolata dell'Oratorio interparrocchiale Giovani Orizzonti, realizzata nei locali della chiesa Madonna della Neve di piazza Castello e la famiglia Rausa-Giarrizzo presso la propria abitazione di via Orfanotrofio 1.
Per la cronaca, al momento siamo a conoscenza di altre 5 Tavole di San Giuseppe che si realizzano in Città, quella realizzata dal Comitato di quartiere Castellina presso la chiesa di Fundrò (non abbiamo ancora la locandina); il Comitato di quartiere Casalotto in collaborazione con la parrocchia San Filippo, nei locali della casa canonica di piazza san Filippo, l'associazione A.GE.DI presso la sede di via Grottacalda,6; l'Istituto scolastico ERIS, presso la scuola di via Carcione,11; la Parrocchia Santo Stefano, presso la Commenda dei cavalieri di Malta.






martedì 12 marzo 2019

Il Carnevale piazzese e la polemica sterile sulla bandiera...


Negli ultimi anni Piazza Armerina si è trasformata nella città delle polemiche, dove ognuno vuole un Cristo al proprio comando, e se qualcuno si convince di una pseudo ragione, giù con le critiche.

Il Comitato nobile quartiere Monte Mira, quest’anno ha partecipato, organizzando un gruppo in maschera al carnevale Piazzese, coinvolgendo, ma di questo nessuno ne parla, anche i giovani ragazzi migranti presenti nella struttura Sprar dell’Ostello del Borgo, gestito dall’Associazione don Bosco 2000.

Qualcuno su Facebook ha insinuato che non dovevamo sfoggiare la bandiera del nobile quartiere Monte Mira per il carnevale, assoggettando l’accaduto alla polemica nata dopo la partecipazione di un gruppo che partecipa al Palio dei Normanni al carnevale del comune di Mirabella Imbaccari.

E allora per puntualizzare che la bandiera rappresenta l'identità del quartiere, il Palio con i propri costumi storici, è altra cosa.
A chi ha scritto: …al carnevale poi ci portate la bandiera del quartiere?...., noi rispondiamo: una comunità ha bisogno anche dei suoi simboli.

E allora, per non andare lontano, la nostra nazione, l'Italia, non dovrebbe adoperare il Tricolore per le partite di calcio, per gli sport in genere, o per altre manifestazioni, poiché essendo che ha rappresentato l’Italia sin dai moti risorgimentali ed è stata usata nel corso della Prima e Seconda guerra mondiale e per quell’identità nazionale che rappresenta sono morti milioni di Italiani, questa per eventi goliardici e simili non dovrebbe minimamente sfoggiare.  

La bandiera rappresenta l'identità di una nazione, di un popolo che ad essa si stringe nella buona come nella cattiva sorte, così la bandiera del quartiere con il caratteristico colore giallo, listato di bianco e nero, con lo stemma araldico dell'Aquila rappresenta l'identità di un territorio di migliaia di quartieranti, quelli del nobile quartiere Monte Mira.

Come dicevamo in premessa a Piazza Armerina piace, e forse ultimamente è di moda, innescare polemiche sterili fatte di getto senza pensare, e guarda caso l’enfasi con la quale si vuole creare un caso “politico” non corrisponda la stessa enfasi per il coinvolgimento di oltre 30 persone adulte e dei ragazzi, i rifugiati politici, ospiti dello Sprar di Piazza Armerina. 

E allora ci torna in mente il grande Umberto Eco, che affermava che «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli».
                                                                           Filippo Rausa

Al via la 15^ edizione della Tavola di San Giuseppe "della tradizione”

Mancano otto giorni al grande evento, la "Tavola di San Giuseppe", giunta alla sua 15^ edizione, il direttivo del Comitato di Quartiere, in sinergia con gli sponsor cittadini, sta predisponendo i preparativi della ormai consolidata tradizione votiva a San Giuseppe. 
“La Tavola di San Giuseppe della tradizione” verrà allestita nei locali della sede del quartiere di via Floresta, a partire da lunedì 18 marzo, per poi avere il suo clou martedì 19 marzo giorno dedicato al patriarca san Giuseppe.

Grande entusiasmo come ogni anno per mantenere viva una tradizione, che deve essere sostenuta, infatti il coinvolgimento e la partecipazione massiccia degli operatori nel campo della piccola e grande ristorazione, per trasmettere alle nuove generazioni questo messaggio di partecipazione.

La mobilitazione delle famiglie del quartiere è partita, sono tante le famiglie che hanno espresso la volontà di partecipare, realizzando diverse pietanze, pasta, fritture varie, dolci, mentre il classico pane nelle diverse forme sarà in parte acquistato dal Comitato di quartiere e in parte donato dai panificatori piazzesi che come ogni anno, hanno aderito all’iniziativa.

Non mancherà la presenza dei cosiddetti “Santi”, come tradizione vuole che saranno impersonati da giovani quartieranti, i momenti salienti saranno “il pasto dei Santi” e la benedizione della Tavola impartita da mons. Antonino Scarcione, parteciperà all’evento anche il Vescovo mons. Rosario Gisana. 
Nel corso del pomeriggio alle ore 17:00, le pietanze presenti nella Tavola verranno distribuite in senso della condivisione a tutti i presenti. 
Inoltre saranno predisposte delle pietanze che verranno consegnate a delle famiglie in stato di indigenza, che verranno individuate nei prossimi giorni.

                                                        Filippo Rausa

domenica 10 marzo 2019

Ripensando alla visita nella Sede della Contrada dell'Aquila a Siena, quella domenica del 30 settembre 2018...


Di seguito il racconto della visita nella sede della Contrada dell'Aquila di Siena, allorquando il Nobile Quartiere Monte Mira rappresentò il Palio dei Normanni a Siena, in occasione del Salone mondiale del Turismo delle città e siti Patrimonio UNESCO, dal 28 al 30 settembre 2018.





... Lasciammo piazza del Campo, e con mio figlio Pietro imboccando una delle vie che immette nella piazza, girovagammo per le contrade di Siena, quando ad un tratto..... Pietro mi disse: papà, ma questa è la sede della nobile contrada dell'Aquila, e su con gli occhi a guardar lo stabile.

Il sole all'orizzonte illuminava l'intera via, rischiarando gli edifici che dalla strada si proiettavano su tre piani.

Accanto al portone della chiesa, l'ingresso principale e a fianco un'altra porta, certamente di servizio, con un distinto signore davanti l'uscio. 

Cercando di dare una sbirciatina dentro, si notavano le insegne della Contrada, con le bandiere e tanto altro ancora; mi venne spontaneo e dissi al signore posto davanti la porta, buongiorno, mi scusi, possiamo visitare la sede della contrada?. Guardi, mi risponde, la sede di solito è chiusa e di rado e visitabile, e lo è solo tramite prenotazione, sto aspettando un gruppo che viene dalla città dell'Aquila, con cui siamo gemellati; io, incalzando, noi siamo di Piazza Armerina, una cittadina nel cuore della Sicilia, e siamo qui a Siena perché proprio ieri abbiamo rappresentato il nostro Palio dei Normanni in piazza Duomo; sa, la nostra città con la famosa Villa romana del Casale è patrimonio UNESCO, e il nostro Comune ha uno stand a Santa Maria della Scala, per promozionare la Villa Romana, la città e naturalmente il suo Palio dei Normanni.

In modo garbato, mi rispose: Si, ho sentito della vostra presenza a Siena, comunque, entrate pure, ma quando arriva il gruppo uscite.
Io e mio figlio non perdemmo tempo e immediatamente ci ritrovammo dentro la sede, da subito venimmo attratti da una sfilza di Palii racchiusi in bacheche di legno, alcuni molto antichi e abbastanza belli, altri di fattura moderna, non molto entusiasmanti, ed ancora, dalle antiche bandiere araldiche della Contrada.

La sede museale conteneva una grande quantità di cimeli, e mentre ammiravamo gli antichi e moderni Palii, sentimmo il vocio di persone che entravano, con loro il distinto signore che guardandomi negli occhi mi disse, ascolti, rimanga pure, non so perché, ma mi è simpatico. Io, sorridendo, mi si era illuminato il volto, ringrazio e faccio cenno a Pietro che potevamo restare.

Gli ospiti della città dell'Aquila nel frattempo avevano già preso posto nella saletta dei Palii e così anche noi ci accomodammo.


Il distinto signore che nel frattempo si era portato in prossimità del tavolo, nel dare il benvenuto ai presenti, iniziò a raccontarci della Contrada dell'Aquila e dei suoi aneddoti, del Palio di Siena dagli inizi ai giorni nostri, la rivalità tra le diverse contrade, l'amicizia con altre. 
Un racconto bello e romanzato, dalle sue parole si percepiva tutto l'amore e la passione che aveva per il Palio e la Contrada, anche quando nel raccontarci queste pagine di storia, dibatteva con un'altra contradaiola al seguito degli ospiti aquilani. Poi continuò con il significato della loro bandiera con l'aquila bicipite, per giungere alle polemiche del Palio straordinario di ottobre, non condiviso da tante contrade e da altrettanti contradaioli.

Dopo l'ampia ed esaustiva descrizione di pagine di storia senese, il dirigente della Contrada ci invitò a seguirlo per continuare la visita della sede attraverso i suoi ambienti ognuno dei quali ricco di vari cimeli, costumi, pergamene, arazzi, foto ed infine attraverso un varco entrammo nella Chiesa di contrada, una piccola bomboniera con altrettante opere d'arte.

Lasciata la chiesa, ampiamente descritta in ogni sua parte, ritornammo in una delle sale, e li la nostra guida, presa una bandiera e srotolata, ci mostrò una classica sbandierata, dicendoci che anche lui da ragazzo aveva svolto il ruolo di alfiere, infine, tra un convenevole e un'altro, il nostro cicerone, nel ringraziarci per l'attenzione mostrata e augurandoci un buon rientro a casa, ci congedò tutti.

Era trascorsa un'ora e mezza da quando eravamo entrati; la gioia e l'emozione di avere potuto ascoltare dalla viva voce di un protagonista del Palio di Siena, un contradaiolo Doc era così grande che non stavo più nulla pelle, tutto ciò era incredibile, avevamo potuto visitare la sede della Contrada dell'Aquila, a cui noi come quartiere Monte Mira ci eravamo sempre ispirati. 
Non potevo non ringraziare la nostra guida senza sapere chi era e conoscere il suo nome, lui mi rispose, il nomignolo con il quale mi chiamano in contrada e Duccio, sono un professore in pensione, ho insegnato al liceo e la mia vita è andata pari passo con la vita della contrada, di cui siamo fieri ed orgogliosi.
Infine, salutandomi, con quella cadenza toscana che lo contraddistingueva, mi disse: "lei oggi ha avuto più culo che salute", e con un mio grande sorriso e una vigorosa stretta di mano ci salutammo.

                                                                     Filippo Rausa