"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

venerdì 30 agosto 2019

Nasce l’infermiere di parrocchia in tre Diocesi italiane, su iniziativa della Cei e le rispettive ASL. Il nostro auspicio è che anche la Diocesi di Piazza Armerina possa proporsi per detta sperimentazione.


Apprendiamo dalla stampa (Famiglia Cristiana, 1 agosto), la prime sperimentazioni in tre diocesi italiane, della nascita "dell'Infermiere di parrocchia". Ci auguriamo che anche la nostra Diocesi di Piazza Armerina, guidata dal Vescovo mons. Rosario Gisana, persona molto sensibile verso i "bisogni del prossimo", possa attivarsi, sin dalle prossime settimane, per chiedere la sperimentazione di detto servizio anche nella Diocesi Piazzese, tra le più grandi per estensione e popolose della Sicilia, con un maggior numero, in percentuale, di cittadini più "deboli ed in condizioni di marginalità". 
Non ha caso lo scorso anno, il 15 settembre 2018, la visita del Santo padre, papa Francesco nella Diocesi di Piazza Armerina, per testimoniare l'attenzione verso un territorio che seppure ricco di potenzialità, vive le contraddizioni tipiche di un meridione in difficoltà a rinascere. 

                                                                 Filippo Rausa
Trasmessa al Vescovo tramite mail

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Nasce, come progetto pilota in tre regioni italiane, ‘l’infermiere di parrocchia’: avrà l’obiettivo di intercettare i bisogni dei cittadini più deboli ed emarginati, per varie ragioni non facilmente raggiunti dalla Sanità pubblica. La novità, scrive l’Ansa, è frutto di un accordo siglato tra la Cei e l’Asl Roma 1, ma che si realizzerà anche in altre due diocesi: ad Alba, nelle Langhe piemontesi, e a Tricarico in Basilicata.

Perché nasce questo servizio

Il progetto dell’Infermiere di parrocchia intende sperimentare la presenza di un infermiere di comunità inviato dall’Asl nelle parrocchie, le quali avranno il ruolo, attraverso un referente di pastorale della salute, di raccogliere a monte richieste e bisogni. L’infermiere di parrocchia, una volta acquisiti i dati dei pazienti, si incaricherà di attivare procedure e servizi utili al soddisfacimento delle richieste.
Un progetto che ha richiesto un anno di lavoro per essere definito, partendo dalla necessità manifestata da chi si occupa di sanità territoriale di individuare coloro che sono “irraggiunti” dal Servizio Sanitario Nazionale, in quanto esclusi dalle comuni reti sociali di contatto.

Cosa può fare l’infermiere di Parrocchia?

Ascolta, informa e orienta le persone all’interno della «rete» dei servizi socio-sanitari territoriali; Facilita i percorsi di accesso alle cure e/o assistenza, interfacciandosi con il Distretto sanitario di competenza e i vari servizi territoriali di prossimità. Intercetta gli “irraggiunti”, portatori di bisogni di cura inespressi. Favorisce azioni di promozione della salute e del benessere della Comunità.

Cosa non fa l’infermiere di Parrocchia?

Non offre un servizio sanitario aggiuntivo o sostitutivo del servizio sanitario pubblico; non è un ambulatorio infermieristico della Parrocchia; Non è uno sportello per reclami e segnalazioni.

Intesa tra Cei e Servizio Sanitario Nazionale

«Un’iniziativa meritoria e lungimirante – afferma Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up – che colma un vuoto assistenziale e rappresenta molto più di un mero accordo tra Servizio sanitario nazionale e Chiesa cattolica, qui impersonata da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute».
Nel progetto, prosegue Angelelli, «si concretizza infatti l’ideale di presa in carico e di cura dei cittadini che non sono in qualche modo raggiunti dalla sanità pubblica, sia per ragioni di emarginazione e/o disagio, sia perché si trovano a confrontarsi con malattie croniche invalidanti o terminali. Situazioni limite che si presentano all’improvviso lasciando le persone più fragili sole o comunque poco protette» 

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