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La riflessione di specchi paralleli non può moltiplicarsi all’infinito perché nessuno specchio riflette il 100% della luce. |
lunedì 26 febbraio 2018
Lo sai perché....Due specchi messi di fronte si riflettono all’infinito?
Quando due specchi sono collocati uno di fronte all’altro parallelamente, la loro immagine viene riflessa e ripetuta tantissime volte, in entrambi gli specchi, e le ripetizioni appaiono una dentro l’altra, assomigliando a delle vere e proprie scatole cinesi. Ma in realtà nessuno specchio riflette il cento per cento della luce e questo è il primo problema che impedisce il riflesso all’infinito.
Secondo l’esperimento, anche se uno specchio riflettesse il 99 per cento dell’immagine, dopo circa 70 riflessi rimarrebbe solo a disposizione il 50 per cento della luce, mentre dopo 140 riflessi, per colpa dell’assorbimento, la luce a disposizione si ridurrebbe al 25 per cento.
Inoltre per far sì che l’evento “infinito” si verifichi, gli specchi dovrebbero essere perfettamente paralleli. E ciò è molto difficile ed improbabile.
Quindi solo in caso di specchi perfettamente paralleli, l’immagine dello specchio potrebbe essere riflessa perpendicolarmente nell’altro all’infinito, venendo riflessa nel primo e nuovamente nel secondo, fino alla perdita d’occhio.
Invece, nel caso di specchi non perfettamente paralleli, l’immagine finirebbe per essere proiettata fuori dagli specchi, a causa della leggera disparità della posizione dell’uno rispetto all’altro.
Nel caso in cui gli specchi fossero posizionati in modo angolare, l’immagine non verrebbe riflessa all’infinito nei due specchi ed inoltre si noterebbe un tunnel di immagini formato dai due specchi che non si svilupperebbe diritto, ma s’incurverebbe per sovrapporsi fino a sparire.
In conclusione quindi, teoricamente due specchi messi di fronte si riflettono all’infinito ma questo esperimento in pratica non è possibile da realizzare.
sabato 24 febbraio 2018
La Domenica con Gesù, II di Quaresima / B
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
Proprio per questo, Marco precisa: “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte. Vediamo che Gesù “porta in alto” i tre discepoli più vicini a lui, per essere testimoni di esperienze uniche, come la resurrezione della figlia di Giairo, la Trasfigurazione e l’ agonia al Getsemani.
“…Abramo…prendi il tuo figlio…Isacco…e offrilo in olocausto…L’ angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo…Ora so che tu temi Dio…” Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18 .
“Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi ? “ Rm 8,31b-34 .
“…Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime…Dalla nube uscì una voce: Questi è il Figlio mio, l’ amato: Ascoltatelo…” Mc 9,2-10.
Seguendo la riflessione di Enzo Bianchi, vediamo che il Priore di Bose parte dalla contestualizzazione del racconto della Trasfigurazione di Gesù. Marco sottolinea che dopo la confessione di Pietro, Gesù cominciò ad insegnare che Egli doveva soffrire, essere rifiutato, venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Dunque, confessione di Pietro, profezia di Gesù sulla sua passione, morte e resurrezione e promessa della visione del regno di Dio sono gli elementi, che precedono (di sei giorni) la Trasfigurazione. Esattamente, il “sesto giorno”, in cui avviene la creazione dell’ uomo (Cfr. Gen 1,26-31), l’ uomo Gesù è rivelato, come il Figlio amato, al quale dare ascolto.

Notiamo che Matteo esprime il “mutamento” di Gesù in questi termini: “il suo volto brillò come il sole”. Luca dice: “L’ aspetto del suo volto divenne altro”. Marco, in fine, con discrezione, afferma: “le sue vesti divennero splendenti, bianchissime”.
Sappiamo che ciò che è avvenuto è indicibile. Infatti, sono le creature del cielo, gli angeli, ad essere luminosi. In questa visione apocalittica figurano presenti Elia e Mosè. Essi, rispettivamente, rappresentano la profezia e la legge. Gesù, quindi, è il Figlio, l’ amato, al quale bisogna dare ascolto: “Ascoltatelo”, come dice il testo.
Il tema della conversazione tra Gesù, Elia e Mosè non viene indicato, ma, certamente, il dialogo testimonia la continuità, nella fede, tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Allora, Pietro dice a Gesù che quell’ esperienza è caratterizzata da bellezza e beatitudine. Anzi egli vorrebbe prolungare quella condizione, costruendo tre tende: una per Gesù, una per Elia e una per Mosè. Sicuramente, Pietro balbetta, perché è in preda allo spavento. Quindi, una nube avvolge i tre discepoli e dalla nube viene fuori una voce: “Questi è il Figlio mio, l’ amato: ascoltatelo”.
Chiaramente, l’ invito è quello di ascoltare Lui. Non le propre paure, i propri desideri, le proprie proiezioni su Dio. Ed i discepoli, “improvvisamente, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro”. Dopo la I Domenica di Quaresima, in cui abbiamo contemplato Gesù, tentato dal demonio, la Liturgia odierna, invece, ci fa contemplare il Signore, trasfigurato nella gloria del Padre.
Mons. Antonino Scarcione
venerdì 23 febbraio 2018
Appello per ripristinare la facciata della chiesa di San Giovanni Evangelista
Manca un importante tassello per presentare al meglio i lavori di restauro degli affreschi del Borremans nella chiesa di San Giovanni Evangelista, si tratta della facciata esterna del tempio sacro che versa in pessime condizioni, e che si potrebbe perfettamente recuperare con un importo esiguo, al massimo 10 mila euro.
La facciata esterna con le sue deficienze strutturali non fa trasparire dall’esterno la magnificenza dei tesori d’arte contenuti all’interno della chiesa: gli affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans che ricoprono interamente le pareti e il soffitto.
Un rilievo compiuto dal comitato del quartiere Monte e dall’associazione turistico culturale Mira 1163, due delle realtà associative che in questi anni si sono impegnate all’interno del comitato che ha affiancato il rettore della chiesa, mons. Antonino Scarcione, nell’opera si sensibilizzazione per il recupero degli affreschi rovinati e che stavano per andare completamente perduti.
Il presidente del Monte Filippo Rausa e il presidente di Mira 1163 Francesco Galati anticipano in anteprima a “La Sicilia” la decisione di inviare alla prefettura di Enna una lettera con la quale segnalare la necessità di recuperare quanto prima la facciata della chiesa di San Giovanni di proprietà del Fec, il Fondo degli edifici di culto amministrato dal Ministero dell’Interno. “Grazie all’intervento finanziato tramite la prefettura per il restauro di alcuni affreschi del Borremans –dicono Rausa e Galati- è stata recuperata un’opera artistico-culturale di immenso valore. Basti pensare che esimi critici d’arte hanno definito la chiesa con i suoi affreschi “La Cappella Sistina di Sicilia”, una citazione in particolare dell’attuale assessore regionale ai beni culturali Vittorio Sgarbi.
Dunque i tantissimi turisti avranno la possibilità di “godere” di tale tesoro artistico come pure la collettività locale potrà riabbracciare nel suo splendore il tempio sacro.
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Ciccio Galati e Filippo Rausa |
Corre però l’obbligo di segnalare che il prospetto esterno della chiesa risulta essere poco decoroso alla vista della gente in quanto parte del muro è stato riportato nella sua originalità di pietra viva e una parte consistente è invece ancora coperta da malta cementizia. Una visione d’insieme di cattivo gusto. Ciò di fatto comporta che la bellezza degli affreschi del Borremans sono in pieno contrasto con una facciata del tutto bruttissima e che rende la chiesa “anonima” e a prima vista “insignificante” mentre all’interno vi sono affreschi di ineguagliabile bellezza.
Una nota stridente che si noterà ancora di più quando sarà completato anche il restauro dei due portoni lignei d’ingresso. Per questo confidiamo in un intervento finanziario immediato, dato che la somma non è molto elevata, per riportare la facciata ab origine o secondo le indicazioni che riterrà opportune la Soprintendenza ai beni culturali. Un intervento per il restauro affinché la bellezza della chiesa sia fruita nel suo complesso e non in parte”.
Marta Furnari, quotidiano “La Sicilia”, cronaca di Enna del 23/02/2018
Preghiera per la Pace
Cari amici,
in questo giorno in cui Papa Francesco ci invita al digiuno e alla preghiera per la Pace nel mondo, desidero condividere la preghiera qui allegata che trovo molto incisiva. Ognuno, come può, e se vuole può farla propria ed anche divulgarla.
lunedì 19 febbraio 2018
Lo sai perché....i vincitori di gare sportive ricevono in premio una coppa?
Da sempre tutti coloro che partecipano ad una competizione sportiva o ad un torneo, lo fanno per ambire alla conquista del premio, la coppa, la cui eredità nasce da usanze antichissime che si perdono nella notte dei tempi.
In quasi tutte le civiltà del mondo, infatti, la coppa è da sempre un oggetto storicamente carico di simbolismi.
Nella storia della mitologia greca ed in quella romana, così come nella tradizione sociale e religiosa ebraica e cristiana, la coppa viene sempre citata ed appare in tutti i momenti salienti delle cerimonie religiose o sociali e come oggetto di culto nelle cerimonie religiose e nelle offerte agli dei pagani. Inoltre bisogna ricordare che secondo la tradizione religiosa islamica, a tutte le anime beate che giungono in paradiso viene riservata la coppa d’amore. Per tutta la cultura celtica, altro esempio, il nuovo Re incoronato riceveva da una fanciulla vergine una coppa contenente una bevanda magica ed inebriante.
Ma non dobbiamo assolutamente dimenticare una delle leggende religiose più note alla storia, quale quella del “Santo Graal”, la coppa che per la leggenda conteneva il sangue di Cristo e bevendo da essa si poteva acquisire l’immortalità. Quotidianamente lo vediamo usare nella sua copia durante le celebrazioni religiose dai sacerdoti cattolici.

La consegna della coppa al vincitore di una gara sportiva, è quindi un riferimento a tutti i simboli citati precedentemente, un modo per simboleggiare il merito e la gloria dell’atleta o alla squadra, più forte di tutti gli altri ed un augurio di prosperità e ricchezza.
sabato 17 febbraio 2018
La Domenica con Gesù, I di Quaresima / B
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
Come afferma David Maria Turoldo, questo significa: “scegli sempre l’ umano contro il disumano”. Ciò che costruisce e fa crescere la vita tua e degli altri in dignità.
“…Non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio…Questo è il segno dell’alleanza tra me e voi…Il mio arco sulle nubi…” Gen 9,8-15 .
“…L’ acqua del diluvio, causa di salvezza per Noè, è figura del Battesimo e introduce nella nuova alleanza con Dio” I Pt 9,18-22 . “…Lo Spirito sospinse Gesù nel desertro e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana…” Mc 1,12-15.
La prima lettura presenta Dio, che “inventa” l’arcobaleno, l’“abbraccio lucente” tra cielo e terra. Il Vangelo, invece, non riporta, rispetto a Luca e Matteo, il contenuto delle tentazioni, ma riferisce l’ essenziale di quell’ evento.
Presenta, cioè, lo Spirito, che sospinse Gesù nel deserto, dove Egli rimase quaranta giorni, tentato dal diavolo. In questo luogo simbolico, Gesù “gioca” la sua partita decisiva: che tipo di Messia sarà ? Egli è venuto per essere servito o per servire ? Per avere, salire, comandare, o, piuttosto, per scendere, avvicinarsi e offrire ?
Notiamo che la tentazione è, comunque, una scelta tra due vite, anzi tra due amori. E, se non scegli, non vivi. Perché mancherebbe il grande “gioco” della libertà. Essa, come afferma Ermes Ronchi, apre la sezione della legge nella Bibbia: Io metto davanti a te la vita e la morte, scegli ! Non restare inerte, passivo, sdraiato. Ed è proprio una “supplica”, che Dio stesso rivolge all’ uomo: scegli, ti prego, la vita ! (Dt 30,19).

Il contenuto dell’ annuncio è il Vangelo di Dio, come una bella notizia. Cosa che non era ovvia. Perché non tutta la Bibbia è Vangelo; non tutta è bella e gioiosa notizia; talvolta, è giudizio, precetto ed ingiunzione. Ma la caratteristica di Gesù è quella di annunciare il Vangelo, la parola che conforta l’ uomo: perché Dio si è fatto vicino all’ uomo.
Gesù passa e sulle strade e nei villaggi rimane una scia dell’ annuncio del Vangelo, un’ eco, in cui vibra la gioia: è possibile vivere meglio, è realizzabile un mondo “come Dio lo sogna” e quel “rabbì” sembra che ne conosca il segreto. Quindi, un caldo invito: “convertitevi”, “giratevi verso la luce”, perché la luce è già qui.
Mons. Antonino Scarcione
giovedì 15 febbraio 2018
Proposta realizzazione attrezzerie per il Palio dei Normanni
Al Sig. Sindaco Filippo Miroddi
All’Assessore al Palio Carmelo Gagliano
Al Dirigente dell’Assessorato Assunta
Parlascino
LORO
SEDI
Oggetto: Proposta realizzazione attrezzerie per Palio
dei Normanni
Lo scrivente
Stefano Di Dio, Coordinatore Generale del Palio dei Normanni, di concerto con i
componenti Massimo Di Seri, Salvatore Arena e Filippo Rausa, comunica quanto
segue:
Dall’analisi
delle attrezzerie che ogni anno si noleggiano per il Palio dei Normanni dalla
ditta Rancati, abbiamo verificato che alcune di queste attrezzerie, lance di
diversi modelli per un totale di 104 pezzi, spadoni, asce, archi, la mazza del
mazziere possono essere realizzate in loco da maestranze locali.
Le lance, ad
esempio, oltre alla struttura di legno, un bastone di circa cm 2.50, hanno la
punta in lamiera e si differenziano solo per il modello.
La mazza, in
uso al mazziere, che apre il Palio coordinando il suono dei Tamburi
Battistrada, è realizzata in legno con un pomello metallico; gli archi con le
frecce e la faretra, sono anch’esse di facile realizzazione.
Detto ciò, è
ben chiaro di come la realizzazione di queste attrezzerie sin da ora,
permetterebbe alle casse comunali un risparmio verificabile già a partire dal
2019, ed inoltre se detta operazione di realizzazione delle attrezzerie e/o
acquisto dei materiali avesse un seguito nei prossimi anni, consentirebbe nel
giro di un quinquennio l’abbattimento di almeno due/terzi delle somme che
attualmente il Comune impegna per i noleggi.
Pertanto,
qualora codesta Spett.le
Amministrazione decida intraprendere
l’iter amministrativa dell’acquisizione diretta di proprietà delle
varie attrezzerie, senza più richiedere l’affitto delle stesse, che, oltretutto
ogni anno aumenta economicamente, senza alcun dubbio ammortizzerebbe negli anni
il costo iniziale con beneficio economico futuro per le casse comunali e
naturalmente la proprietà del materiale paliesco, di cui una rappresentanza
potrebbe essere esposto al Museo del Palio, sarebbe del Comune.
I sopra citati
rappresentanti si impegnano a presentare il preventivo spesa per il numero
dettagliato delle varie attrezzerie da fare realizzare a Ditte locali per il
consequenziale impegno di spesa che codesta Amministrazione dovrà prevedere in
apposito cap. di Bilancio.
In attesa di
una risposta si porgono cordiali saluti.
FIRMATO
I
Presidenti dei Quartieri
Il
Priore, Stefano Di Dio_______________________
Monte, Filippo
Rausa_________________________
Castellina, Massimo Di
Seri____________________
Canali, Salvatore
Arena_______________________
Casalotto, Aldo
Arena________________________
lunedì 12 febbraio 2018
Lo sai perché....è pericoloso usare il cellulare mentre si fa benzina?
A detta di molti, potrebbe risultare molto pericoloso utilizzare il nostro cellulare mentre siamo in procinto di fare benzina.
Tale rischio, molto raro, può però concretizzarsi solo se in seguito ad una eventuale perdita di benzina, la persona si dovesse accidentalmente bagnare con il carburante e in quel preciso momento dovesse ricevere una telefonata che farebbe squillare il telefono cellulare.
Una possibilità remota ma assolutamente possibile. Solo in questo caso, una scintilla generata dagli squilli del telefono, potrebbe infiammare la benzina.
Anni fa e soprattutto in America, succedeva spesso che prendessero fuoco le autovetture di chi usava il telefono cellulare mentre stava facendo benzina.
Le onde elettromagnetiche emesse dal cellulare durante una conversazione, infatti, potrebbero accumulare cariche in parti metalliche, le quali farebbero di conseguenza scattare una scintilla ed essere la probabile causa di un’eventuale esplosione.
Insomma, le onde elettromagnetiche del cellulare in chiamata poste vicino alla carrozzeria dell’auto che, ricordiamo, è isolata da terra attraverso i pneumatici, potrebbero ionizzarla a tal punto da far scoccare una scintilla che con la pistola del distributore, posta all’interno del bocchettone, darebbe il via all’esplosione, se quest’ultima possedesse una carica opposta.
Per sopperire a tale rischio, e come misura preventiva, molte compagnie petrolifere hanno adottato delle restrizioni come ad esempio il divieto di utilizzo del cellulare, in aggiunta all’ovvio divieto di fumare, durante il rifornimento e nei pressi delle stazioni di servizio.

domenica 11 febbraio 2018
La Domenica con Gesù, VI del Tempo Ordinario /B
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
L’ uomo, purtroppo, viene considerato “un bene di consumo”. Si può, quindi, “usare e gettare via ! “. Ecco che viene fuori “la cultura dello scarto”, che, incredibilmente, viene promossa. La stessa riflessione emerge nell’ Enciclica, “Laudato Sì”, a proposito dell’ inquinamento.
“…Il lebbroso…porterà vesti strappate…andrà gridando: impuro ! impuro !...” Lv 13,1-2.45-46 .
“…Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” 1 Cor 10,31-11,1 .
“…Se vuoi, puoi purificarmi !...Lo voglio, sii purificato…” Mc 1,40-45.
Il gesto di Gesù, che guarisce il lebbroso, colmando la distanza, imposta dal libro del Levitico, tra il malato di lebbra e le persone sane, insegna l’ accoglienza del “diverso”, di cui molti parlano e pochi praticano. A tal proposito, appare pertinente lo stile proposto e praticato da Josè Bergoglio, anche prima di essere stato eletto Papa. Egli, già allora, aveva adottato i termini “scarti” e/o “rottami”, per indicare la “deriva”, che la civiltà moderna produce nella società. Individuava nei bambini, nelle bambine e negli anziani le categorie di persone più a rischio.
Dopo l’ elezione a Papa, queste parole sono ritornate anche nei documenti, come, ad esempio, nell’ “Evangelii Gaudium”(La Gioia dell’ Annuncio del Vangelo) e nell’ Enciclica, “Laudato Sì” (Sulla cura dell’ ambiente), in cui, tra l’ altro, egli afferma: “Non è possibile che non faccia notizia un povero che muoia, assiderato dal freddo, mentre fa notizia il ribasso di due punti percentuali in borsa”. Così, non si può affatto tollerare che si sprechi o getti via il cibo, quando ci sono persone che soffrono la fame. Tutto questo entra nel gioco della competitività e della “legge del più forte”, dove il potente “mangia” il più debole. Vediamo che grandi masse di popolazione vengono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie d’ uscita.

E’ la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini o ad abbandonare gli anziani. Se non si fissano principi etici ben saldi, quali limiti potranno avere: la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati o di pelli di animali in via di estinzione ?
Mons. Antonino Scarcione
lunedì 5 febbraio 2018
Lo sai perché....Comprendere e apprendere, differenza
Molto spesso si padroneggia in modo erroneo l’uso dei verbi. Nonostante ci siano dei verbi all’apparenza simili, i significati sono differenti, quantomeno nelle sfumature. Ne sono un chiaro esempio i verbi che andiamo ad analizzare in questo breve articolo: comprendere ed apprendere.
Il verbo comprendere
Comprendere significa capire e cogliere con la propria mente il senso di qualcosa. Oppure arrivare ad un’intuizione grazie alle proprie conoscenze. La parola comprendere infatti deriva da “prendere tutto”. Ciò mette in evidenza l’idea di assimilare tutte le informazioni necessarie per arrivare alla comprensione generale di una determinata circostanza. Per comprendere, bisogna capire e padroneggiare ogni aspetto di una situazione problematica.
Questo verbo ha un senso molto ampio: può voler dire afferrare il senso di qualcosa ma anche stabilire una relazione tra più idee e più fatti. Comprendere infatti è l’atto con il quale la mente ci porta a formulare un determinato concetto (dal latino: cum capere). Si tratta del risultato di un procedimento mentale che “prende e mette insieme” (comprehendĕre) tutti gli aspetti sensibili particolari che una molteplicità di oggetti e situazioni hanno in comune.
Se riferito ad una persona, indica l’atto di comprendere appieno lo stato d’animo altrui. In questo caso si usa anche il termine di empatia che deriva da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. In questa circostanza, comprendere è usato quindi per definire la capacità di esprimere empatia da parte di una persona verso un’altro soggetto.
Il verbo apprendere
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Comprendere e apprendere |
Apprendere invece vuol dire acquisire una serie di nozioni o di capacità. La parola difatti deriva dal verbo “prendere” ovvero appropriarsi della conoscenza. Apprendere vuol dire imparare e venire a conoscenza. Quindi, si può accumulare e immagazzinare le informazioni necessarie ed importanti per custodirle gelosamente nella memoria usando queste nozioni come bagaglio personale.
Il luogo numero uno dell’apprendimento per tutti noi la scuola. Poi sta ad ognuno continuare ad apprendere le nozioni necessarie anche dopo il periodo scolastico, che permettono di andare avanti per la propria strada formativa. Il termine “apprendere” può essere usato anche come appigliarsi o attaccarsi a qualcosa (detto in modo figurativo parlando delle passioni amorose). Ne è una chiara testimonianza la frase dantesca: “il fuoco s’apprese rapidamente alla capanna; Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende”.
sabato 3 febbraio 2018
La Domenica con Gesù, V del Tempo Ordinario /B
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
Quelle guarigioni, compiute dopo il tramonto, quando inizia il nuovo giorno, sono il collaudo di un mondo nuovo, raccontato sul ritmo del libro della Genesi (…e fu sera e fu mattina…).
“Giobbe, provato dal dolore, manifesta il suo sconforto” Gb 7,1-4.6-7 .
“…Guai a me se non annuncio il vangelo…mi sono fatto tutto a tutti…1Cor 9,16-19.19-23 .
“…La suocera di Simone era a letto con la febbre…Egli si avvicinò e la fece alzare, prendedola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva…” Mc 1,29-39.
Gesù va a casa di Simone. La Chiesa “inizia” attorno ad una persona fragile, malata: “ la suocera di Simone a letto con la febbre. Il Signore la prende per mano, la solleva e lei può occuparsi della felicità degli altri, che è la vera guarigione. “Ella li serviva”.
Vediamo che Marco usa lo stesso verbo utilizzato nel racconto degli angeli, che servivano Gesù, dopo le tentazioni. A questo punto, notiamo che la donna, considerata, nell’ antichità e non solo, “una nullità”, qui, invece, è assimilata agli angeli, le creature più vicine a Dio.
Questa narrazione di un miracolo, apparentemente, così poco vistoso, ci può aiutarci a “smetterla” con l’ ansia e i conflitti contro le nostre febbri e i nostri problemi. Notiamo, chiaramente, che ogni limite umano può diventare lo “spazio di Dio”, dove giunge la sua potenza. Dopo il tramonto del sole, terminato il sabato, con i suoi 152 divieti (in quel giorno era proibito, ad esempio, anche di visitare i malati), osserviamo che “il dolore” di Cafarnao si riversa all’ ingresso della casa di Simone: “la città intera era riunita davanti alla porta”. Proprio davanti a Gesù, in piedi, tra la casa e la strada, tra la casa e la piazza: Gesù che ama le porte aperte, che lasciano entrare occhi e stelle e il rischio della vita, del dolore e dell’ amore.

Il miracolo è come “l’ inizio di un giorno nuovo”. Un giorno e una sera, per pensare all’uomo, una notte e un’ alba, per pensare a Dio. Perché ci sono, nella vita, sorgenti segrete: ognuno vive delle proprie sorgenti. E la prima sorgente è Dio. Gesù, pur assediato dalle folle, “inventa” spazi segreti, che danno salute all’anima. Simone va sulle sue tracce: in verità, non appare, qui, come un discepolo, che “segue” il maestro, bensì, come uno che lo “insegue”, con ansia; lo raggiunge e interrompe la preghiera, dicendo: “Ti cercano , la gente ti vuole e tu sei qui “a perdere tempo”. Hai avuto successo a Cafarnao, ebbene, coltiviamolo. E Gesù replica: “No, andiamo altrove”. Egli va in cerca di altri villaggi, di un’ altra donna, da rialzare, un altro dolore da alleviare. Annuncia che “Dio è vicino a te e guarisce tutto il male di vivere”.
Mons. Antonino Scarcione
venerdì 2 febbraio 2018
Pietro Rausa "conquistata Catania"
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Pietro Rausa con Enzo Bianco e la modella Annamaria Giuffrida |
Pietro Rausa "conquistata Catania", in occasione della diciassettesima edizione della mostra "Agata martire coraggiosa" organizzata dall' Accademia di Belle Arti di Catania.
Pietro Rausa, studente al terzo anno di Accademia di Belle Arti è stato tra i protagonisti della manifestazione inserita all'interno dei solenni festeggiamenti di Sant'Agata, con la realizzazione del suo abito che si rifà alla cupola della Cattedrale di Catania.
L'abilità manuale di Pietro nel realizzare l'abito, la sua originalità e la minuzia di particolari lo hanno reso uno tra gli abiti più originali della manifestazione.
Palcoscenico della mostra la sala Bellini del Comune di Catania e la successiva piazza Duomo con la sfilata di tutti i costumi realizzati dagli allievi dell'Accademia.

Ha indossato il costume la modella Annamaria Giuffrida.
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Il Sindaco di Catania Enzo Bianco, il Direttore dell'Accademia Virgilio Piccari, la prof.ssa Liliana Nigro |
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