martedì 7 aprile 2020
I racconti brevi che contengono lezioni preziose. 4) Il boscaiolo tenace
Le storie e i racconti brevi possono essere più efficaci di qualsiasi discorso pomposo o predica moraleggiante e possono aiutare a guardare il mondo sotto una luce diversa, a scegliere nuove strade, a percepire i propri limiti e le proprie potenzialità.
I racconti brevi mettono in gioco sia l’emisfero sinistro del cervello sia quello destro. L’emisfero destro presiede alla creatività, all'immaginazione e alla vicenda, cioè alla componente viva del racconto, mentre l’emisfero sinistro ascolta le parole e coglie la logica del discorso, interpretando gli schemi e le sequenze di informazioni secondo cui il racconto si organizza.
Le narrazioni hanno un modo brillante di catturare e distrarre la parte conscia della mente, permettendo al subconscio di trattare liberamente le informazioni che vengono offerte, facendo paragoni, classificazioni, abbinamenti e rispecchiamenti.
Dato che le nuove informazioni non vengono percepite come una minaccia al nostro sistema di convinzioni, esse sembrano semplici proposte inedite che il subconscio può passare in rassegna per trarne nuovi ideali, soluzioni o scelte.
L’obiettivo di chi racconta storie dev’essere quello di “orientare”, e non di manipolare. Solo così sarà possibile costruire relazioni basate sulla fiducia e rispetto reciproco che dureranno nel tempo.
Il boscaiolo tenace
C’ era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono e le condizioni di lavoro ancora migliori, per cui il boscaiolo volle fare bella figura.
Il primo giorno si presentò al caporeparto, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco.
L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbatté diciotto alberi. “Complimenti” gli disse il caporeparto. “Va’ avanti così”.
Incitato da quelle parole, il boscaiolo decise di migliorare il proprio rendimento il giorno dopo. Così quella sera andò a letto presto.
La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco. Ma nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. “Devo essere stanco” pensò. E decise di andare a dormire al tramonto.
All’alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. Invece quel giorno non riuscì ad abbatterne neppure la metà.
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di segare il suo secondo albero. Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caporeparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.
Il caporeparto gli chiese: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.
“Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi”.
- Jorge Bucay -
Lezione:
Per ottenere dei risultati di un certo rilievo la motivazione non è tutto, occorre anche un buon metodo.
lunedì 6 aprile 2020
Se richiesto i Carabinieri potranno consegnare la pensione a domicilio per i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che riscuotono di solito la pensione in contanti.
Oltre 23.000 pensionati di età pari o superiore a 75 anni potranno richiedere, delegando al ritiro i Carabinieri, la consegna della pensione a domicilio per tutta la durata dell’emergenza da Covid-19, evitando così di doversi recare negli Uffici postali».
È previsto da una convenzione tra Poste e l’Arma dei Carabinieri, spiegano l’azienda e l’Arma con una nota, per «tutti i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli uffici postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti».
In base alla convenzione i carabinieri si recheranno presso gli sportelli degli uffici postali per riscuotere le indennità pensionistiche per poi consegnarle al domicilio dei beneficiari che ne abbiano fatto richiesta a Poste Italiane rilasciando un’apposita delega scritta.
I pensionati potranno contattare il numero verde 800 55 66 70 messo a disposizione da Poste o chiamare la più vicina stazione dei Carabinieri per richiedere maggiori informazioni.
Filippo Rausa
domenica 5 aprile 2020
Resistiré 2020 - Video Oficial
Questa canzone è diventata l'inno della Spagna
" IO RESISTERÒ "
Quando perdo tutte le partite.
Quando mi addormento dalla solitudine.
Quando le uscite sono chiuse per me
E la notte non mi lascerà in pace
Quando temo il silenzio.
Quando per me è difficile tenermi in piedi.
Quando i ricordi ribelli
E mi mettono contro il muro.
Resisterò di fronte a tutto
Mi trasformerò in ferro per indurire la mia pelle e anche se i venti della vita soffiano forte.
Sono come il bastone che si piega ma ancora giusto.
Resisterò, continuerò a vivere prendo i colpi e non mi arrenderò mai e anche se i miei sogni sono distrutti a pezzi
Resisterò, resisterò.
Quando il mondo perde tutta la magia quando il mio nemico sono io.
Quando vengo schiacciato dalla nostalgia. E non riconosci nemmeno la mia voce.
Quando la follia mi minaccia.
Quando la mia moneta esce le code. Quando il diavolo vede il mio account
O se mai mi manchi.
Io resisterò!
Io resisterò!
In memoria di chi non c'è più. Amazing Grace by Pipers Of The World - Royal Music Show
Per tutti quelli che abbiamo perso da questo mondo a causa del coronavirus, questo inno è dedicato a tutti Voi, che Dio vi accolga nella sua grande misericordia e che metta fine a questo virus. Amen
sabato 4 aprile 2020
La Domenica con Gesù, Delle Palme
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
“Il Signore mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato…” Is 50,4-7.
“Cristo Gesù…non ritenne un privilegio l’ essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo…” Fil 2,6-11 . “…Mentre mangiavano, disse: In verità, io vi dico: uno di voi mi tradirà. Ed essi…cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore ?...” Mt 26,14-27.
“Cristo Gesù…non ritenne un privilegio l’ essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo…” Fil 2,6-11 . “…Mentre mangiavano, disse: In verità, io vi dico: uno di voi mi tradirà. Ed essi…cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore ?...” Mt 26,14-27.
Anch’io ho il cuore gonfio di tristezza. Dopo svariate diecine di anni della mia esistenza, mi accingo, per la prima volta, a celebrare con voi, il 5 aprile 2020, Domenica delle Palme, in tono minore. Senza la processione con i ramoscelli d’ ulivo e le palme. Mi mancherà il clima di serenità e di gioia presenti nella santa assemblea, vivacizzata dai bambini che cantano: “Osanna al Figlio di Davide, Osanna al Redentor…”. Certo, parliamo di una festa velata dalla mestizia, derivante dall’ imminente passione e morte del Signore, prima della sua resurrezione. Per la breve riflessione, anche questa volta, facciamo tesoro del commento di E. Ronchi, studioso particolarmente sensibile a queste tematiche.
Come afferma il teologo D. Bonhoeffer: “Tutti gli uomini vanno a Dio nella loro sofferenza, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia e dalla morte…Tutti, cristiani e pagani…Lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane, consunto…I cristiani stanno vicini a Dio nella sua sofferenza”. Quella sofferenza che, allora, bruciò nella passione di Gesù e oggi colpisce nelle croci, dove Cristo è ancora crocifisso nei nostri fratelli, colpiti dalla malattia e specialmente dal coronavirus 19.
Pur essendo isolati nelle loro case, i cristiani stanno vicini, non solo spiritualmente, a coloro che soffrono e chiedono vita, salute, pane e conforto. Respirano meglio presso la croce di Gesù. Guardano il calvario e vedono un uomo nudo, inchiodato e morente. Un uomo con le braccia spalancate, proteso verso tutti gli uomini. Egli non chiede nulla per sé. Anzi, dimentica sé stesso e si preoccupa di chi muore al suo fianco e gli dice: “Oggi, con me, sarai in paradiso”.
Il fondamento della fede cristiana è certamente la cosa più bella del mondo: L’ amore totale. La suprema bellezza della storia è proprio quella accaduta fuori di Gerusalemme, su una collina, dove il Figlio di Dio è stato inchiodato, povero e nudo. La croce, quindi, forma l’ innesto del cielo dentro la terra, dove un amore eterno penetra nel tempo.
E scrive il suo racconto con l’ alfabeto delle ferite. Nascono, così, la compassione, lo stupore e l’ innamoramento. Dopo duemila anni, percepiamo, anche noi, come le pie donne, il centurione e il ladro, che nella Croce vi è la suprema attrazione di Dio.
Alla fine, mi convince non un sottile ragionamento, bensì l’ eloquenza del cuore: “Perché la croce, il sorriso, la pena inumana ? Credimi, è così semplice, quando si ama “ (J. Twardowski ). “Tu che hai salvato gli altri, salva te stesso, se sei il Cristo”. Ecco le parole che dicono in tanti: i capi, i soldati, il ladro : “Fa’ un miracolo, conquistaci, imponiti, scendi dalla croce e crederemo”.
Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendo, scenderebbe dalla croce. Lui, Gesù, no. “Solo un Dio non scende dal legno della croce” (D.M. Turoldo ), il nostro Dio. Perché i suoi figli non possono scendere. Io, cercatore di Dio, trovo, qui, la vicinanza assoluta tra Dio e me e me a Dio.
Mons. Antonino Scarcione
Le foto della traslazione del simulacro del SS. Crocifisso dalla Basilica Collegiata del Crocifisso alla Basilica Cattedrale
Le immagini di seguito riportate, grazie al servizio del fotoreporter Alessio D'Alù, sono scatti fotografici che resteranno nella memoria e nella storia della nostra Città, la traslazione, in forma privata, del simulacro del SS. Crocifisso dalla Basilica Collegiata del Crocifisso, alla Basilica Cattedrale per mano del suo reverendo parroco l'arciprete don Giovanni Tandurella.
Un avvenimento senza precedenti nella storia della città di Piazza Armerina, come pubblicato in un post ieri, che a causa del coronavirus (Covid-19), ha di fatto dal 9 marzo, sotto lo slogan "Io resto a casa" varato con decreto dal Governo, bloccato in quarantena nelle proprie abitazioni gli italiani, ad osservare l'evolversi della situazione sanitaria.
Il simulacro del Cristo, è stato traslato in Cattedrale per i riti della Settimana Santa, celebrati dal Vescovo mons. Rosario Gisana in forma privata e a porte chiuse.
I riti della Santa Pasqua saranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook Maria SS. delle Vittorie.
https://www.facebook.com/MariaSantissimadelleVittorie/?epa=SEARCH_BOX
A cosa serve pregare (non è una perdita di tempo!)
Don Alberto Ravagnani ci offre alcune ragioni per continuare a pregare o iniziare a farlo soprattutto in questo tempo di emergenza. “Se la preghiera è sincera poi uno torna a fare il medico in ospedale, il politico in parlamento, il genitore con un atteggiamento completamente diverso: pieno di speranza!”.
Tante volte capita, anche a chi ha fede, forse soprattutto nei momenti di sofferenza, come quello che stiamo vivendo, di provare un senso di aridità nei confronti della preghiera e del Signore.
“A cosa serve pregare se poi non cambia nulla?”, “Perché devo pregare per la fine della pandemia se Dio non interviene?”. Ci offre una risposta don Alberto Ravagnani attraverso un filmato che fa riflettere:
Serve o non serve pregare? Papa Francesco è uscito dal Vaticano ed è andato in due chiese per pregare Dio affinché faccia finire questa epidemia di Coronavirus (…) ma sta veramente cambiando qualcosa?
Cosa NON è pregare
Pregare non è provare un’emozione forte nella pancia, sentire un po’ di pace per un istante, non è una tecnica di meditazione e nemmeno fare delle riflessioni particolarmente acute sull’esistenza. Pregare è entrare in contatto con Dio. (…) Pregare non è nemmeno fare le magie: se chiediamo a Dio di fermare la pandemia di certo non ci aspettiamo che di punto in bianco il cielo si apra e piova un esercito di angeli con i vaccini contro il Coronavirus.
La preghiera non cambia la realtà ma cambia te stesso!
Pregare cambia il tuo sguardo, afferma il sacerdote, cambia il tuo atteggiamento e cambia il tuo cuore.
(…) Se vuoi capirci qualcosa della tua vita ad un certo punto devi recuperare una visione d’insieme, devi prendere le distanza da quello che ti capita e provare a guardare tutto da un’altra prospettiva. Questo ti permette di dare un senso alla tua esperienza, persino alle cose più assurde, persino a questa pandemia.
Se la preghiera è sincera ti permette di stare al tuo posto con uno spirito nuovo!
Se preghiamo, dice don Alberto, ci troviamo davanti a Uno che ci vuole bene e che ci ricorda che siamo più grandi del nostro dolore, dei nostri sbagli, delle nostre ferite. Per Dio siamo unici e speciali:
Se la preghiera è sincera poi uno torna a fare il medico in ospedale, il politico in parlamento, il genitore con un atteggiamento completamente diverso. Più carico e pieno di speranza!
La preghiera serve a donarti lo Spirito Santo
Se crediamo di poter restare in piedi da soli con le nostre forze, anche in un momento così tragico, pregare non serve a nulla, al contrario invece pregare cambierà la nostra vita e quella di chi abbiamo accanto:
Pregare serve per restare in contatto con Dio a tal punto da ricevere il dono della Sua presenza: nel tuo sguardo, nel tuo atteggiamento, nel tuo cuore. In termini teologici la preghiera serve a donarti lo Spirito Santo, che è la presenza stessa di Gesù.
Il Vescovo Mons. ROSARIO GISANA celebra il VI Anniversario di Ordinazione Episcopale e immissione in possesso della Diocesi di Piazza Armerina
A S.E.. Rev.ma Mons. Rosario Gisana
Vescovo di Piazza Armerina
E p. c. Al Capitolo Cattedrale di Piazza Armerina
Domenica, 05 aprile 2020, ricorrerà il VI Anniversario di Ordinazione Episcopale di V.E.
Per l’occasione, mi è particolarmente gradito, a nome del Venerabile Capitolo della Cattedrale e mio personale, formulare sinceri voti augurali di ogni bene per la prosecuzione del Suo proficuo servizio alla comunità diocesana, sotto la materna protezione della Madonna SS.ma delle Vittorie, ai cui piedi Ella ha recitato la Preghiera d’Affidamento in questi drammatici momenti per l’ intera umanità.
Piazza Armerina, 04-04-2020
Mons. Antonino Scarcione
venerdì 3 aprile 2020
Il simulacro del SS. Crocifisso traslato in Cattedrale, per la prima volta nella storia lascia la Basilica Collegiata del Crocifisso.
A memoria d'uomo è la prima volta nella storia della città di Piazza Armerina, che il simulacro del Cristo, viene traslato in altra chiesa per i riti della Settimana Santa.
Il Crocifisso, scolpito dal maestro Antonio Cultrera intorno al XVII secolo, era venerato dalla confraternita omonima, nella chiesetta di S.Domenica, meta di continui pellegrinaggi sia di concittadini, sia dalle popolazioni dei comuni del comprensorio piazzese.
Nel 1675 per volontà testamentaria del barone Matteo Calascibetta, istituiva in detta chiesa, una Collegiata di canonici intitolata al SS. Crocifisso, dotandola di cospicui beni, il 10 ottobre 1678, come si legge nel marmo sepolcrale nel pavimento della chiesa.
Con decreto del Vescovo di Catania, Andrea Riggio, datato Catania 8 maggio 1698 la chiesa di S.Domenica veniva eretta ufficialmente in Collegiata, la nuova alta dignità rendeva la chiesa di S. Domenica la più importante di Piazza.
Nel 1760, i Gesuiti decisero di fare erigere una chiesa più ampia e solenne al posto della pericolante chiesa di S.Domenica e indussero Pietro Paolo Trigona, discendente del più famoso Marco Trigona fondatore del maestoso Duomo, edificato sulla sommità del Monte Mira, a fare costruire a sue spese e con l'aiuto di vistose elargizioni, un nuovo, sontuoso tempio da dedicare al SS. Crocifisso.
Venne abbattuta la vecchia chiesa di S.Domenica e sulle sue vestigia venne edificata l'imponente chiesa dedicata al SS. Crocifisso.
| Basilica Collegiata del SS. Crocifisso |
I lavori durarono diversi decenni e l'inaugurazione, con gran pompa, avveniva nel giorno dell'Annunziata, il 25 marzo 1785 essendo prevosto don Filippo Maria Trigona e Bellotti (1735-1824), dei Marchesi di S.Cono e della Floresta.
Questo pio prelato, che governò la Collegiata per oltre trent'anni, fu certamente colui che si adoperò, essendo consigliere del Re e, successivamente, Vescovo di Siracusa (18 settembre 1807), stante la grande devozione dei piazzesi al SS. Crocifisso, a farla elevare prima in città, al rango di BASILICA, era il 26 settembre dell'anno del Signore 1813, come riportato sulla lapide posta internamente al lato della porta principale.
Filippo Rausa
P.S. Parte del presente articolo fu pubblicato dallo scrivente sul settimanale Orizzonti nel marzo 1992 a seguito delle ricerche effettuate insieme ai compianti, lo storico generale Litterio Villari e al gesuita padre Carmelo Capizzi.
Lettera Aperta dei Quartieri al Sindaco, sull'idea che l'ASP di Enna ricoveri in una struttura alberghiera di Piazza Armerina i contagiati in fase di guarigione da Coronavirus
Preg.mo avv. Nino Cammarata
Sindaco della città di Piazza Armerina
La cronaca ci offre notizie di Case di riposo in isolamento, di strutture dove il contagio del coronavirus non si è fermato e di Paesi isolati proprio a causa di questo.
Dall'inizio dell’epidemia, si è sempre parlato del pericolo nel quale incorrevano gli anziani. Le notizie degli ultimi giorni ci mostrano come questo rischio sia diventato sempre più reale e quanto la morte sia vissuta in solitudine, lontano dagli affetti.
E’ notizia di oggi la possibilità che si crei un centro specializzato COVID 19 presso una nota struttura alberghiera di Piazza Armerina all’interno della quale sorge una Residenza Sanitaria assistenziale per anziani.
La sola possibilità desta in noi sgomento ed enormi perplessità in quanto a parere di chi scrive si ritiene una decisione scellerata e pericolosa in grado di mettere seriamente a repentaglio la salute degli anziani ricoverati presso la stessa struttura alberghiera e di generare un focolaio in un luogo non distante dal centro abitato.
Riteniamo fermamente necessario dover individuare luoghi appositi in cui accogliere i positivi al Coronavirus ed è assolutamente doveroso dar loro la migliore assistenza ma creare questi posti presso una RSA, o nello stesso edificio, non è la soluzione!
Non dimentichiamo, invero, che tali soggetti seppur in via di guarigione risultano essere assolutamente contagiosi pensiamo, dunque, a chi in questa struttura è ricoverato e a chi nella stessa lavora in condizioni già particolari da quando è iniziata l’epidemia.
Nello specifico presso le RSA le visite di parenti sono inibite già da più di un mese gli anziani inquilini sono, giustamente !!, in una campana di vetro sottilissima e fragilissima ma tutto per il loro bene. I familiari possono vedere i propri cari con le video chiamate che il personale effettua giornalmente.
Se una ipotesi del genere divenisse realtà, verosimilmente, si vanificherebbe ogni precauzione osservata negli ultimi mesi.
Basti pensare a quanto è accaduto in provincia di Brescia, in una struttura per anziani, si è consumata una vera e propria strage di ospiti che le autorità sanitarie attribuiscono a un “contagio portato dai parenti ” dei medesimi. Questo nonostante i parenti non entrino da settimane nelle Rsa lombarde, come in molte altre strutture nazionali.
Premesso ciò
lungi dal voler creare allarmismo, in quanto non ci ergiamo a tecnici, vogliamo solo sottoporre delle riflessioni che siamo sicuri vengano prese in dovuta considerazione.
Gli scriventi sono per primi consapevoli della fondamentale necessita di assicurare ai contagiati le migliori cure e attenzione, e siamo altresì consci che vi è un bisogno disperato di liberare posti in ospedale e che bisogna trovare una sistemazione consona a tutti quei soggetti che sono contagiati ma chiediamo alla S.V. che il protocollo sancito dal comitato tecnico scientifico trovi applicazione.
Rispetto a questo sorgono forti perplessità in quanto questi luoghi non hanno strutture separate, non hanno dispositivi di protezione individuali e non hanno personale formato per gestire questo tipo di pazienti.
Quindi ci chiediamo:
sulla base del protocollo e delle linee guida dettate dall’OMS saranno previste, nella eventualità, tutta una serie di precauzioni che ineriscono all'abbigliamento protettivo e totalmente isolante del personale, alla sanificazione dei luoghi ecc..
Come si individuerà il personale che gestirà questi pazienti?
il personale della RSA e con ciò intendiamo anche gli addetti alle cucine ed alle pulizie saranno gli stessi che nell'eventualità verranno utilizzati nel centro Covid 19?
Ciò posto ci auguriamo vivamente che nell'eventualità che tale possibilità diventi concreta chiediamo alla S.V. di vigilare che da parte dell’Asp , da parte di chi ci lavorerà in qualsivoglia mansione e del proprietario privato della struttura venga adottata ogni sorta di precauzione ai fini di scongiurare possibili contagi all’interno della struttura alberghiera, nella RSA che ivi sorge ed all'esterno; ciò chiediamo non solo a tutela dei ricoverati ma anche dell’intera collettività.
Certi della sensibilità e comprensione della vicenda da parte della S.V. speriamo in un sollecito riscontro.
I presidenti dei Quattro Quartieri Storici di Piazza Armerina
Canali: Salvatore Arena
Casalotto: Aldo Arena
Castellina: Massimo Di Seri
Monte Mira Mira: Filippo Rausa
Priore del Magistrato dei Quartieri: Stefano Di Dio.
"La Settimana Santa ai tempi del coronavirus"
Venerdì 3 aprile 2020
Questo pomeriggio, intorno alle ore 15:00 l'arciprete parroco della Basilica Cattedrale don Giovanni Tandurella, scortato dai responsabili dell'associazione portatori del SS. Crocifisso, ha traslato in forma privata (norme contenimento epidemia), il Santissimo Crocifisso dalla Collegiata omonima alla Basilica Cattedrale, per i riti della Settimana Santa..
Le celebrazioni saranno presiedute dal Vescovo mons. Rosario Gisana in Cattedrale, in forma privata e a porte chiuse.
Sarà possibile partecipare solo attraverso le dirette streaming sulla pagina Facebook Maria SS. delle Vittorie.
mercoledì 1 aprile 2020
Il Vescovo mons. Rosario Gisana recita il Rosario nel Santuario di Piazza vecchia
Di seguito gli scatti fotografici del reporter Alessio D'Alù. Le foto che rimarranno nella storia della nostra comunità cittadina, il Vescovo mons. Rosario Gisana, presso il santuario "Maria Santissima delle Vittorie" a Piazza vecchia.
In ginocchio nel luogo dove nel 1348 fu ritrovata l'immagine della Patrona della Città di Piazza Armerina e Diocesi, ha recitato il Rosario in comunione spirituale con tutta la Diocesi, per supplicare la fine della pandemia. (mercoledì 1 aprile 2020)
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