"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

martedì 10 novembre 2020

SAN MARTINO di TOURS, liturgia cristiana e tradizione popolare


Saltano tutte le iniziative che negli ultimi decenni ci hanno visti impegnati per celebrare e venerare la figura di San Martino, la seconda ondata di covid ci vede con molte limitazioni, ad iniziare dagli assembramenti, al coprifuoco delle 22:00, alla chiusura di tutte le attività di ristorazione alle ore 18:00; alle aree in cui è divisa l'Italia (gialle, arancioni, rosse), limitazioni diverse a seconda del livello di contagi, e per tutto ciò la oggettiva impossibilità di fare la qualunque.
Di fatto, ma è solo una coincidenza, giorno 11 non verrà celebrata la santa messa nell'antica chiesa di san Martino per via della celebrazione eucaristica  "Festa del Verbum Domini" che avrà luogo in Cattedrale, presieduta dal Vescovo.
Pertanto, rivolgendoci a San Martino, in questo triste anno, lo invochiamo, affinché, interceda verso Nostro Signore per perdonare le colpe del suo popolo distratto da uno stile di vita licenzioso. 
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna.   Amen.


Mercoledì 11 novembre, il calendario liturgico cristiano ricorda la straordinaria figura di San Martino, vescovo di Tours, tra i primi santi cristiani non martiri. 

E' patrono di moltissimi Comuni e in suo onore molte comunità hanno dato il nome a molte città, così come il culto di San Martino a Piazza Armerina arrivò con i Normanni e si diffuse in tutta la Sicilia, la prima chiesa madre edificata nel 1163 nella nuova Platia fu dedicata appunto a San Martino, nei secoli è stato adottato quale santo patrono del nobile quartiere Monte Mira che ogni anno lo ricorda, con diversi eventi, ad iniziare dal concorso di disegno e poesia rivolto ai ragazzi/e della scuola elementare e media del quartiere.

La figura di San Martino nei secoli venerato per le sue virtù eroiche, ha assunto caratteristiche particolari e diverse che hanno influenzato la tradizione e la gastronomia, che vuole vino, “a San Martino ogni mosto diventa vino”, castagne, biscotti tipici, oche e maiali rosolati.

La vita

Nasce nel 316 o 317 a Sabaria, nella provincia romana di Pannonia (oggi Ungheria). Martino aveva ricevuto un nome da guerriero (“piccolo Marte”) ed era destinato a diventare, come il padre, un ufficiale delle legioni di Roma.

Trascorse l’infanzia nell'Italia del Nord, a Pavia, nuova guarnigione del padre. Benché i suoi genitori fossero pagani, a dieci anni volle diventare cristiano e a 12 desiderò di vivere nel deserto, imitando gli asceti orientali.

È costretto ad abbracciare la carriera militare, in virtù della legge che assoggettava allora in via ereditaria i cittadini dell’Impero alla loro condizione di nascita. Tuttavia, pur vivendo in quel contesto, Martino continuò a seguire i precetti evangelici.

Inviato a fare la guardia imperiale in Gallia, nell'inverno del 335, alle porte di Amiens, incontrò un mendicante seminudo e infreddolito e con la spada divise il suo mantello per offrirgliene metà. 
Alla vista di un secondo mendicante infreddolito, il Santo donò anche l'altra metà del mantello. La notte seguente, Cristo gli apparve rivestito di quello stesso mantello, e udì Gesù dire agli angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quell'incontro e quel sogno cambiarono la sua vita, fu allora che decise di farsi battezzare.

Terminato il periodo obbligatorio di servizio militare, a 25 anni lasciò l’esercito e si recò a Poitiers dal Vescovo Ilario. Una scelta fatta non a caso: Martino scelse di andare da un Vescovo antiariano, organizzatore straordinario dell’opposizione all’eresia. Ma il vescovo, colpito da una condanna all’esilio per aver osato opporsi alla politica arianista dell’imperatore Costanzo II, dovette stabilirsi in Asia. Martino decise di raggiungere le regioni centrali dell’Illirico (Balcani) per convertire la madre al cristianesimo, ma è esposto ai duri maltrattamenti che i vescovi della regione, acquistati all’Arianesimo, gli inflissero.

Ritornò in Italia e organizzò un eremo a Milano, dove fu presto allontanato dal Vescovo Aussenzio, anch’egli eretico. Non appena apprese il ritorno di Ilario dall’esilio, nel 360 si diresse nuovamente a Poitiers, dove il Vescovo gli diede l’approvazione per realizzare la sua vocazione e ritirarsi in un eremo a 8 chilometri dalla città, a Ligugé. Alcuni seguaci lo raggiunsero, formando così, sotto la sua direzione, la prima comunità monastica attestata in Francia. 

Qui trascorse 15 anni, approfondendo la Sacra Scrittura, facendo apostolato nelle campagne e seminando miracoli al suo passare. «Colui che tutti già reputavano santo fu così anche reputato uomo potente e veramente degno degli Apostoli», scrisse Sulpicio Severo (360 ca.- 420 ca.) nella biografia a lui dedicata.

Diventa vescovo

Contro la sua volontà gli elettori riuniti a Tours, clero e fedeli, lo eleggono Vescovo nel 371. Martino assolve le funzioni episcopali con autorità e prestigio, senza però abbandonare le scelte monacali. Va a vivere in un eremo solitario, a tre chilometri dalla città. In questo ritiro, dove è ben presto raggiunto da numerosi seguaci, crea un monastero, Marmoutier, di cui è Abate e in cui impone a se stesso e ai fratelli una regola di povertà, di mortificazione e di preghiera. Qui fiorisce la sua eccezionale vita spirituale, nell'umile capanna in mezzo al bosco, che funge da cella e dove, respingendo le apparizioni diaboliche, conversa familiarmente con i santi e con gli angeli.

Se da un lato rifiuta il lusso e l’apparato di un dignitario della Chiesa, dall'altra Martino non trascura le funzioni episcopali. 
A Tours, dove si reca per celebrare l’officio divino nella cattedrale, respinge le visite di carattere mondano. Intanto si occupa dei prigionieri, dei condannati a morte; dei malati e dei morti, che guarisce e resuscita. Al suo intervento anche i fenomeni naturali gli obbediscono. 
Per san Martino, amico stretto dei poveri, la povertà non è un’ideologia, ma una realtà da vivere nel soccorso e nel voto. Marmoutier, al termine del suo episcopato, conta 80 monaci, quasi tutti provenienti dall'aristocrazia senatoria, che si erano piegati all'umiltà e alla mortificazione.

La morte

San Martino muore l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace fra il clero locale. Ai suoi funerali assistettero migliaia di monaci e monache. I nobili san Paolino (355-431) e Sulpicio Severo, suoi discepoli, vendettero i loro beni per i poveri: il primo si ritirò a Nola, dove divenne Vescovo, il secondo si consacrò alla preghiera.

Martino è uno fra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa e divenne il santo francese per eccellenza, modello per i cristiani amanti della perfezione. Il suo culto si estese in tutta Europa e l’11 novembre (sua festa liturgica) ricorda il giorno della sua sepoltura. 

L’«apostolo delle Gallie», patrono dei sovrani di Francia, fu enormemente venerato dal popolo: in lui si associavano la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l’attività missionaria. Quasi 500 paesi (Saint-Martin, Martigny…) e quasi 4000 parrocchie in territorio francese portano il suo nome.

I re merovingi e poi carolingi custodivano nel loro oratorio privato il mantello di san Martino, chiamato cappella. Tale reliquia accompagnava i combattenti in guerra e in tempo di pace, sulla «cappa» di san Martino, si prestavano i giuramenti più solenni. Il termine cappella, usato dapprima per designare l’oratorio reale, sarà poi applicato a tutti gli oratori del mondo.

SAN MARTINO DI TOURS PREGA PER NOI!

 

lunedì 9 novembre 2020

Festa del Verbum Domini


 

Il servizio di Piazza In Diretta sulla scopertura della lapide dei padri Gesuiti.

Di seguito il video di Piazza In Diretta con le fasi salienti della scopertura della lapide dei padri Gesuiti.

                        

La Villa Romana del Casale raccontata da Alberto Angela in un video (da non perdere)

In occasione del restyling dell'area esterna alla Villa di Piazza Armerina, riproponiamo un video del divulgatore scientifico durante una delle sue visite trasmesse in tvMigliorare, preservare e tutelare. Sono questi gli obiettivi del mega investimento di poco più di 2 milioni di euro stanziati dall'assessorato regionale dei Beni Culturali (grazie ai fondi Poc 2014/2020) per il restyling dell'area esterna alla Villa romana del Casale di Piazza Armerina.

L’investimento è volto a migliorare la qualità complessiva dell’accoglienza turistica grazie anche a interventi essenziali quali un sistema di illuminazione adeguato a garantire la visita nelle ore notturne, un parcheggio calpestabile e privo di insidie per i visitatori, e nuovi servizi igienici.

Un intervento che si adegua anche ai nuovi indirizzi dell’assessorato che invitano ad una maggiore flessibilità degli orari di visita dei siti monumentali che durante l’estate appena conclusa ha visto grande affluenza di pubblico durante le ore serali e notturne.

I lavori riguardano tutta l’area esterna al sito archeologico: dal rifacimento della pavimentazione, all’illuminazione, dalla riqualificazione delle aree destinate a verde, al miglioramento dell’area commerciale e all’adeguamento degli impianti di smaltimento delle acque.
Particolare attenzione viene riservata alla realizzazione di nuovi servizi igienici funzionali e facilmente raggiungibili con abbattimento delle barriere architettoniche. Gli attuali, infatti, sono collocati lontano dall’area di parcheggio e sono raggiungibili attraverso una lunga stradella che risulta scoscesa e sdrucciolevole.

Per quanto riguarda l’area adibita a parcheggio gli interventi sono previsti in particolare sulla pavimentazione che attualmente è realizzata con calcestre impoverito che mostra un progressivo sfaldamento della parte superficiale. Questa copertura verrà sostituita da un conglomerato resinoso colorato che sarà reso nella tonalità del “Giallo sabbia” per un minor impatto ambientale.

Per quanto riguarda l’impianto di illuminazione verranno utilizzati luci a Led a ricarica solare, così da garantire anche un significativo risparmio energetico in considerazione del maggior uso connesso all’estensione dell’orario di visita alla fascia notturna.

Ai fini della tutela del patrimonio e della sicurezza dei visitatori e di quanti operano e transitano nei luoghi del parcheggio e dell’area commerciale è previsto, infine, la realizzazione di un impianto di videosorveglianza.

«L’intervento – dice Alberto Samonà, assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana - rientra nella politica di complessivo miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio culturale nelle aree di attrazione della Sicilia».

«Questa operazione - aggiunge - ci permette di preservare e tutelare in particolare l’attrattività e la funzionalità del sito archeologico della Villa Romana del Casale migliorando la qualità dei servizi e delle prestazioni in una logica di risparmio economico e di ottimizzazione delle risorse. Una politica su cui il Governo regionale è già particolarmente impegnato e su cui sta investendo parecchie risorse».

                   

L'Aforisma della Settimana

 


sabato 7 novembre 2020

La Domenica con Gesù, XXXII del Tempo Ordinario / A

  ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“La sapienza è splendida e non sfiorisce…chi si alza al mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta…Poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei…” Sap 6,12-16 . 
“Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ ignoranza a proposito di coloro che sono morti…Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti…” 1Ts 4,13-18 . 
“…Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’ olio; le sagge, invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’ olio in piccoli vasi…Lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezza notte si alzò un grido: Ecco lo sposo ! … Le stolte dissero alle sagge: dateci un po’ del vostro olio…Le sagge risposero: No, perché non venga a mancare a noi e a voi…Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ ora” Mt 25,1-13.

Vediamo subito, come afferma E. Ronchi, che nessuno dei protagonisti, in questa pagina del vangelo, fa una bella figura: lo sposo che ritarda troppo; le cinque stolte che non hanno provveduto ad un po’ di olio di scorta; le sagge che si rifiutano di aiutare le compagne; il padrone che chiude la porta di casa (cosa che in Palestina non si faceva, perché tutto il paese partecipasse alla festa di nozze). La narrazione, comunque, è bella anche letterariamente: il Regno di Dio è simile a dieci ragazze, che sfidano la notte, fornite soltanto di un po’ di luce, per andare incontro a qualcuno. Il Regno dei cieli (=cioè il mondo come Dio lo sogna) è simile a dieci piccole luci nella notte. A gente, coraggiosa, che osa sfidare il buio notturno e il ritardo del principe azzurro: uno sposo, un po’ d’ amore dalla vita, l’ ebrezza di un abbraccio, con la notte nello sfondo.

Ma subito cominciano i problemi. Si addormentano tutte, le stolte e le sagge. Perché la fatica del vivere ci porta a momenti di abbandono e sonnolenza e forse a desistere dagli obiettivi. In questo, la parabola ci conforta: verrà sempre una voce a risvegliarci. Quella di Dio. Essa verrà in piena notte, quando temi di non farcela più. Allora, come dice D. M. Turoldo, “non temere, perché sarà Lui ad attraversare l’ abisso”.

Il punto di svolta della narrazione è, certamente, l’ olio delle lampade che finisce. Mentre, l’ apice del racconto è quella voce nel buio: “Ecco lo sposo”. Un richiamo capace di risvegliare la vita.

Noi non siamo la forza della nostra volontà, non siamo la nostra capacità di resistere al sonno, non abbiamo tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, certamente, verrà a ridestare la vita, a consolarci, dicendo che di me non è stanca. A noi serve un piccolo vaso d’ olio. Il vangelo non dice in che cosa consista quest’ olio misterioso. Forse è quel coraggio che ci porta, fuori, incontro agli altri: la voglia di varcare distanze, rompere solitudini, credere alla festa; perché dal momento, in cui mi mette in vita, Dio mi invita alle nozze con lui.

Il Regno è questo: credere che, in fondo ad ogni notte, ci attende un abbraccio.

                                                   Mons. Antonino Scarcione

4 novembre giornata memorabile, ricordati dopo quattro secoli i padri Gesuiti piazzesi

Il 4 novembre giorno dell’ anniversario della vittoria italiana nella Prima guerra mondiale, nonché momento di celebrazione delle Forze Armate e dell’Unità nazionale, per la città di Piazza Armerina, seppure con le limitazioni del caso legate al distanziamento coronavirus, è stata una giornata memorabile in quanto su iniziativa del nobile quartiere Monte Mira e dell’Associazione Mira 1163, dopo quattro secoli sono stati ricordati con profonda gratitudine i principali padri Gesuiti piazzesi che con i loro studi e conoscenze nel campo scientifico, culturale, filosofico hanno contribuito al progresso dell’Umanità, dando lustro e prestigio a livello internazionale alla nostra Città.

La scopertura di una grande lapide marmorea in memoriam, collocata sul prospetto laterale della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola è stato il momento clou di mesi di lavoro e il coinvolgimento di diverse maestranze che in maniera del tutto gratuito hanno messo a disposizione il loro lavoro, la loro professionalità.

Filippo Rausa e Francesco Galati rispettivamente presidenti del nobile quartiere Monte Mira e dell’Associazione Mira 1163, nella cerimonia svoltasi, hanno più volte sottolineato il grande riconoscimento e ringraziamento alla Ditta Procaccianti Filippo e i figli Riccardo e William, artigiani-marmisti in Piazza Armerina, per avere profuso ore di lavoro gratuitamente e avere donato la lapide con inciso i nomi dei Padri Gesuiti; lo studio di architettura degli arch/ti Ciantia-Fauzia; don Giuseppe Paci e don Michele Bilha che hanno supportato e seguito tutto l'iter burocratico della pratica-lapide presso gli uffici della Soprintendenza.

Alla presenza delle autorità tra cui il Vescovo mons. Rosario Gisana, il Sindaco Avv. Nino Cammarata, i Presidenti dei Quartieri, dei Club Service, delle Associazioni di Volontariato è stata scoperta la grande lapide marmorea in memoriam sul prospetto laterale della seicentesca chiesa dei Gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola, nella piazzetta che in quei secoli immetteva appunto nel collegio dei Gesuiti, e che per espressa volontà dell’Amministrazione comunale, a ricordo, verrà denominata “piazzetta dei Gesuiti”. 

Tra l’altro, da precisare che l’intervento della nuova denominazione non inficerà assolutamente sulla toponomastica della via Vittorio Emanuele II, in quanto nella piazzetta non vi sono abitazioni private. 

Ancora una volta, hanno sottolineato Filippo Rausa e Francesco Galati, questo evento è la dimostrazione di come la sinergia tra gli uomini di buona volontà e le realtà associative presenti sul territorio, che coinvolgono e stimolano le Istituzioni, consenta di continuare ad apporre le tessere di un mosaico che è la Storia di una Comunità che va ricordata per non perdere mai la memoria storica di generazioni di uomini e donne che ci hanno preceduto, lasciando a noi il compito di stimolare e progredire nella conoscenza che porti ad una Società migliore. 

                                                            Salvatore Di Dio

giovedì 5 novembre 2020

Salta la 21^ edizione del concorso di disegno e poesia su San Martino.


Dopo ben 20 edizioni si ferma per causa di forza maggiore il Concorso di disegno e poesia su San Martino.

Questo è il comunicato che il Consiglio Direttivo a diramato lo scorso lunedì. "A causa dell'emergenza coronavirus che ancora continua con la seconda ondata a contagiare giornalmente centinaia di persone; vista la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado anche nella nostra città, giusta ordinanza del Sindaco del 3 novembre, si rinvia a data da destinarsi il predetto Concorso di disegno e poesia".   

Con grande dispiacere, afferma il presidente Filippo Rausa, si interrompe un'iniziativa nata in punta di piedi nel corso dell'anno 2000 e che ogni anno a sempre più riscosso successo, coinvolgendo centinaia di ragazzi e ragazze nel produrre gli elaborati e facendo conoscere agli studenti attraverso le loro rappresentazioni grafiche e poetiche una importante parte della storia di Piazza Armerina. 


Le foto sono relative la cerimonia di premiazione dell'11 novembre 2019.

Il servizio video di Piazza In Diretta, dal minuto 11, relativo la scopertura della lapide dei Gesuiti piazzesi

 

Tela di Sant'Ignazio di Loyola
omonima chiesa Piazza Armerina

Dal minuto 11 del telegiornale il servizio della scopertura della lapide

mercoledì 4 novembre 2020

Inaugurata la lapide che ricorda i padri Gesuiti piazzesi

Di seguito le foto della cerimonia di scopertura della grande lapide collocata in via Vittorio Emanuele II, nella piazzetta che sarà denominata "Piazzetta dei Gesuiti".

Dopo i saluti dei proponenti l'iniziativa, il presidente del nobile quartiere Monte Mira, Filippo Rausa e dell'Associazione Mira 1163, Francesco Galati, sono seguiti dei brevi interventi del Sindaco Avv. Nino Cammarata, del Responsabile dei BB.CC ecclesiastici don Pino Paci, dell'Assessore ai BB.CC. Ettore Messina e di Sua Eccellenza il Vescovo mons. Rosario Gisana tutti volti al sentimento di gratitudine verso i nostri Padri Gesuiti piazzesi.

Nel suo intervento Rausa ha ringraziato chi con spirito di volontariato gratuito ha messo a disposizione la propria professionalità in particolare la Ditta Procaccianti Filippo e i figli Riccardo e William, artigiani-marmisti in Piazza Armerina, per avere profuso ore di lavoro gratuitamente e avere donato la lapide con inciso i nomi dei Padri Gesuiti; lo studio di architettura degli arch/ti Ciantia-Fauzia; don Giuseppe Paci e don Michele Bilha che hanno supportato e seguito tutto l'iter burocratico della pratica-lapide e la Soprintendenza di Enna nella persone dell'arch. Angelo Giunta.


 


















lunedì 2 novembre 2020

UNA RIFLESIONE SULLA MORTE. TEMA RARAMENTE AFFRONTATO.


Di seguito una riflessione sulla morte inviataci da mons. Antonino Scarcione, tratta dal discorso del canonico anglicano, HenrY Holland, al funerale di Enrico VII nella Cattedrale di Saint Paul.  Assomiglia alla Lettera 263 di S. Agostino. Notiamo che Il canonico, saggiamente, fa parlare il defunto


La morte non è niente.

Sono solamente passato dall’ altra parte:

è come fossi nascosto nella stanza accanto.


Io sono sempre io e tu sei tu.

Quello che eravamo prima l’ uno per l’ altro lo siamo ancora.

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;

parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’ aria solenne o triste.


Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,

di quelle piccole cose che tanto ci piacevano

quando eravamo insieme.


Prega, sorridi, pensami.

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:

pronuncialo senza la minima traccia d’ ombra o tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:

è la stessa di prima, c’ è una continuità che non si spezza.


Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vita ?

Non sono lontano, sono dall’ altra parte, proprio dietro l’ angolo.


Rassicurati, va tutto bene.

Ritroverai il mio cuore,

ne troverai la tenerezza purificata.


Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami.

Il tuo sorriso è la mia pace. 

                                                       Henry Scott Holland

 

L'Aforisma della Settimana

 


sabato 31 ottobre 2020

La Domenica con Gesù, TUTTI I SANTI / A

  ……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“Io, Giovanni…udii il numero di coloro che furono segnati con sigillo: centoquarantaquattromila…provenienti da ogni tribù…Dopo queste cose vidi…una moltitudine immensa…di ogni nazione, tribù e lingua…” Ap 7,2-4.9-14. 
“…Carissimi, noi fin d’ ora siamo figli di Dio…noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è…” 1 Gv 3,1-3 . 
“…Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli…Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia…Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Mt 5,1-12.

Sappiamo bene che le beatitudini non godono di grande popolarità. Infatti, i miti e i misericordiosi, di cui tratta il vangelo odierno, si trovano spesso tra i perdenti della vita.

-“Un volto di umanità trasfigurata”. I santi non sono persone perfette, fin dall’ inizio. Avevano dei difetti, contro i quali hanno dovuto lottare per tutta la vita. Alcuni, come Sant’ Agostino, sono ritornati a Dio dopo un percorso accidentato. La maggior parte di essi non ha compiuto cose stupefacenti. Infatti,molti sono quelli caratterizzati da semplicità e ordinarietà.

-“Un volto che ha i tratti del Cristo”. In ciascuno dei santi e delle sante ritroviamo lo steso profilo di Cristo. Essi hanno dovuto vivere “contro corrente”, rispetto alle idee e ai comportamenti degli uomini del loro tempo. Certamente, vivere le beatitudini non è una cosa spontanea: essere poveri di cuore in un mondo che glorifica il potere e l’ avere; essere miti in un mondo duro e violento; avere un cuore puro e uno sguardo limpido di fronte alla corruzione; fare pace, mentre altri dichiarano la guerra… I santi sono persone attive e appassionate del vangelo, sono stati uomini e donne coraggiose, che ci indicano il cammino della verità e della libertà.

- “Ma perché Gesù dichiara “beati” i poveri in spirito ?”. Perché sono liberi da tutto ciò che potrebbe ostacolare la loro libertà. Perché la gioia è il frutto della libertà. Ma di quale povertà parla Gesù ? Certamente, di quella che permette di credere, sperare e amare.

-Il povero è colui che dà credito a Dio. Quando due persone si fidano l’ una dell’ altra, vuol dire che si danno credito reciprocamente. Dare fiducia, vuol dire abbandonarsi nelle mani di qualcuno. In questo caso, vuol dire fidarsi di Dio.

-Il povero è colui che spera. Il ricco non può sperare, perché ha già tutto. Il povero, invece, è proiettato verso un avvenire, che spera migliore. La sua vita è una ricerca. Il povero è colui che accetta di essere “criticato” dalla parola di Dio.

-Il povero, infine, è colui che ama. Egli è disponibile a servire i fratelli. Egli ascolta le invocazioni dei suoi fratelli e apre le sue mani vuote, per tenderle verso chi ha bisogno: la sua povertà gli consente di ricevere e di donare quel poco che ha.

Le beatitudini non sono facili da accettare e da vivere. Gesù, che le ha proclamate, infatti, ha detto ai discepoli che essi erano nel mondo, ma non del mondo. Non appartenevano al mondo “del ciascuno per sé”, della violenza, della vendetta e del compromesso. Certo, avrebbero ricevuto, in risposta, la persecuzione e l’ insulto, ma questa era la strada della felicità.

Noi, quindi, festeggiamo, oggi, tutti coloro che hanno preso sul serio le beatitudini e che adesso sono pienamente felici. 

                                      Mons. Antonino Scarcione