sabato 8 settembre 2012
La domenica con Gesù, XXIII del Tempo Ordinario
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale.
I Lettura."...Ecco il vostro Dio...Egli viene a salvarvi.." Is 35,4-7a
II Lettura."...Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito...ed un povero con un vestito logoro...gli dite: tu siediti qui comodamente e al povero: tu mettiti là in piedi..." Gc 2,1-5
Vangelo."...Gli portarono un sordomuto...gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli tocco' la lingua...gli disse: "effatà" (= apriti). Mc 7, 31-37
La guarigione del sordomuto ha il suo centro letterario e teologico nella parola di Gesù ed è caratterizzata dal verbo, "effatà" (= apriti), in lingua aramaica. Gli fa eco l'espressione, "fa udire i sordi e fa parlare i muti", da parte della gente. Lo schema del resoconto di Marco è quello tipico del miracolo: la presentazione del malato, la richiesta d'intervento, l'azione di Gesù e l'esito positivo. Si notino alcune particolarità: Gesù porta il malato lontano dalla folla e compie gesti (mette le dita negli orecchi e tocca la lingua con la saliva, guarda verso il cielo e sospira).
- Gesù si trova nella zona della Decapoli, abitata anch' essa da popolazioni non giudaiche. Gli conducono un sordomuto, perché gli imponga la mano. A questo punto, Gesù porta l' uomo lontano dalla folla, pone le dita negli orecchi, gli tocca la lingua con la saliva, poi, guardando verso il cielo, emette un sospiro e
dice: "Effatà", la famosa parola aramaica, che "fora" il greco, la lingua del Nuovo Testamento, e raggiunge il lettore.
Gesù si trova in territorio pagano. E' questa, probabilmente, la causa per cui egli compie un miracolo, facendo ricorso a gesti simili a quelli usati dai guaritori dell' epoca. L'elemento fondamentale, in verità, è quello religioso, evidenziato attraverso due segni: lo sguardo verso il cielo (come preghiera al Padre) e la parola efficace, simile all'ordine divino, dato da Dio nella creazione, che realizza subito quello che comanda:sia la luce e la luce fu. Gen.1,3
- Il risultato è il seguente: gli orecchi del sordomuto si aprono, il nodo della lingua si scioglie ed egli parla correttamente. Alla guarigione segue il comando di non parlarne a nessuno. Esso è, certamente, rivolto ad un pubblico di pagani, che rischiano di non comprenderne il significato. Essi, comunque, contrariamente all' ordine ricevuto, "proclamavano" l'evento. E qui, Marco, non a caso usa il verbo greco, "ekèrisson", da cui deriva "kèrigma" (annuncio della buona notizia). Così, l'evangelista mette in risalto questo paradosso: mentre Gesù, fuori dal territorio giudaico tace e vorrebbe tenere nascosto il miracolo, proprio i pagani diventano gli annunciatori della salvezza. I presenti, infine, "pieni di stupore", commentano l'evento con le parole: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti !". La frase si ispira, da una parte, alla creazione, dove si sottolinea la bontà delle cose fatte da Dio (e vide che era cosa buona) e in modo speciale dell' uomo, fatto a sua immagine e somiglianza (vide che...era cosa molto buona), e dall' altra al testo di Isaia: "si schiuderanno gli orecchi dei sordi...griderà di gioia la lingua del muto". Is 35, 5-6
Per Marco la guarigione del sordomuto, così come il ritorno dall' esilio, rappresenta una nuova creazione.
Mons. Antonio Scarcione
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