
sabato 30 marzo 2019
Educational Tour 30 marzo 2019, i Quartieri per promuovere la città di Piazza Armerina...
Questo pomeriggio i soci del Nobile quartiere Monte Mira, in occasione della presenza dei tour operator in Città "Educational Tour", hanno indossato gli abiti storici del Palio dei Normanni, per presentare loro uno spaccato dell'antica manifestazione, orgoglio e prestigio della nostra Piazza Armerina.

Come sempre il Nobile Quartiere Monte Mira, si distingue dando prova di grande attaccamento al Palio dei Normanni ed alla città di Piazza Armerina.
La Domenica con Gesù, IV^ di Quaresima / C
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
“…Oggi ho allontanato da voi l’ infamia dell’ Egitto…” Gs 5,9a.10-12 .
“Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove…” 2 Cor 5,17-21 .
“…Suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…” Lc 15,1-3,11-32.
La IV domenica è quella della gioia. La pagina del vangelo, infatti, “dipinge, come in un affresco”, il ritorno a casa del figlio prodigo, figura di ciascuno di noi. La parabola si snoda in quattro sequenze. La prima: un padre aveva due figli. Nella Bibbia, le storie di fratelli spesso raccontano violenze e menzogne ( Caino ed Abele; Ismaele ed Isacco; Giacobbe ed Esau’; Giuseppe venduto dai fratelli), e il dolore dei genitori. Il figlio minore se ne va, in cerca di sé stesso. E il padre lo lascia andare, anche se teme che si farà male. Secondo quadro. Il giovane inizia “il viaggio della libertà”, ma le sue scelte si rivelano come scelte senza salvezza (“sperperò le sue sostanze vivendo in modo dissoluto”): un’ illusione di felicità, da cui si risveglierà, trovandosi in mezzo ai porci: il principe ribelle è diventato servo. Rientra in sé. Lo fanno ragionare la fame, la dignità perduta e il ricordo del padre. Decide, quindi, di ritornare, non come figlio, ma come uno dei servi.

Ultima scena. Lo sguardo del sacro autore, ora, si fissa sul un altro personaggio, che ritorna dal lavoro. Sente la musica, ma non sorride. Egli, come dice R. Virgili, non ha la festa nel cuore. Buon lavoratore, ubbidiente e infelice. L’ infelicità, che deriva da un cuore che “non ama le cose che fa e non fa le cose che ama”. Significative le sue parole al padre: “Io ti ho sempre ubbidito e a me non hai dato neanche un capretto…”. Indimenticabile la figura del padre. Vediamo che egli cerca figli e non servi, fratelli e non rivali. Egli invita il figlio maggiore, con delicatezza, ad entrare, anche se al lettore non è dato di sapere, se egli entrerà in casa o no.
A me sembra che il miglior commento alla parabola del Padre misericordioso ce lo abbia lasciato il grande pittore Rembrand nella celebre tela, custodita all’ Ermitage di San Pietroburgo, dove è immortalato il ritorno del figlio prodigo con elementi incredibili: le due mani del padre, una maschile ed una femminile, ad indicare la forza e la tenerezza del suo amore; la testa del figlio prodigo è quella di un feto, ad indicare che in quel momento per lui inizia la vita vera, il peccato rende men o uomini, apparenza di uomini.
Mons. Antonino Scarcione
mercoledì 27 marzo 2019
martedì 26 marzo 2019
sabato 23 marzo 2019
La Domenica con Gesù, III^ di Quaresima / C
……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale
“…Il roveto ardeva per il fuoco, ma…Non si consumava…Io sono il Dio di tuo Padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe…” Es 3,1-8. 13-15 .
“…Tutti… Bevevano…Da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo…” I Cor 10,1-6.10-12 .
“…Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo…Taglialo…Ma quello gli rispose…Lascialo…Finchè gli avrò…messo il concime. Vedremo se porterà frutti…Se no, lo taglierai”.
Nella III Settimana di Quaresima, la liturgia ci invita a meditare sulla relazione tra Dio e l’ uomo. Vediamo che l’ uomo è invitato a saper “leggere i segni dei tempi”. Al credente viene richiesto di non fermarsi a guardare alle apparenze, bensì a saper leggere in profondità gli eventi.
Gesù parla alla folla e fa riferimento al tema della morte incomprensibile e violenta, ponendolo in rapporto con la necessità della conversione. Infatti, vengono narrati due episodi di cronaca: il primo, l’ uccisione di alcuni pellegrini, da parte del governatore Pilato, perché considerati rivoltosi; il secondo, si riferisce al crollo accidentale della torre di Siloe su diciotto persone, che muoiono schiacciate. Si tratta di morti tragiche, assurde e premature, proprio come quelle che, anche ai nostri giorni, riempiono le cronache.

L’ obiettivo di Gesù è quello di smontare questa mentalità, priva di fondamento. Quasi che Dio stia in attesa di vendicarsi contro l’ uomo. Pur tuttavia, l’uomo, che non si converte, si autocondanna ad una morte eterna e al rifiuto della salvezza.
Gesù non spiega il mistero del male nel mondo, ma con forza richiama l’ uomo a cambiare direzione, ad uscire da una mentalità di tipo retributivo. Un importante studioso, Louf, afferma: “Se interpretiamo gli interventi di Dio come espressione della sua collera, significa che non abbiamo ancora sperimentato l’ amore di Dio, la sua sconvolgente tenerezza” ( A.Louf, “Sotto la guida dello Spirito” Ed. Qiqaion , 1990,p.13 ). Ecco, quindi, che ad essere bisognosi di conversione non sono soltanto i peccatori, ma soprattutto coloro che si ritengono giusti e puntano alla salvezza con una mentalità meritocratica.
Per questo è necessario che ogni uomo si dia un tempo di conversione. Perché la conversione è sempre una questione di tempo: l’ uomo ha bisogno di tempo e anche Dio vuole avere bisogno di tempo con noi. L’ immagine del fico indica spesso Israele: il popolo è come un albero che non dà frutti e su di esso si abbatte la scure alle radici. Dio concede all’ uomo tutto il tempo di cui ha bisogno, per convertirsi.
Mons. Antonino Scarcione
venerdì 22 marzo 2019
Un Trionfo la Tavola di San Giuseppe del nobile quartiere Monte Mira
Martedì sera si è conclusa nel migliore dei modi la XV edizione della Tavola di San Giuseppe, che ha riscosso un enorme successo di critica, pubblico e di partecipazione.
Il lavoro sinergico dei soci ha coronato ancora una volta le aspettative di quanti aspettavano con fervore questa nuova edizione della Tavola di San Giuseppe, tra le più imponenti realizzate in città.
Il vice preside Totuccio Oliva, con grande soddisfazione sottolinea il certosino lavoro svolto nelle settimane precedenti, la sensibilizzazione degli operatori della panificazione, delle attività artigianali e commerciali e di quanti privati anno offerto il pane e le pietanze, tutto ciò è stato determinante, perché ha permesso di imbandire una Tavola ricca di ogni ben di Dio.



Nel pomeriggio si sono succedute le visite del Vescovo mons. Rosario Gisana, che nel corso della cerimonia di saluto e benedizione di tutti gli alimenti presenti nella Tavola di San Giuseppe, ha espresso parole di compiacimento e ammirazione per il lavoro effettuato.
Accompagnati dall'assessore Ettore Messina e dal consulente Lucio Paternicò, gli studenti Erasmus (mobilità studentesca universitaria dell'Unione Europea), provenienti da diverse nazioni europee.





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