"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)



Quello che fai per te stesso morirà con te,quello che fai per gli altri rimarrà per sempre


Palio dei Normanni, 12/13/14 agosto

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sabato 4 maggio 2019

La Domenica con Gesù, III DOMENICA DI PASQUA

……… per tutti coloro che desiderano lasciarsi guidare dalla Parola di Dio: un commento per meditare e per prepararsi alla Liturgia della Santa Messa domenicale

“…Rispose allora Pietro…Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini…” At 5,27b-32.40s . “Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli… L’ Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza…” Ap 5,11-14 . 
“…Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro ?...Pasci i miei agnelli…” Gv 21,1-19.

Il brano odierno del Vangelo di Giovanni, 21,1-9, può essere diviso in due nuclei: nel primo viene narrata la pesca miracolosa nel lago di Tiberiade e comporta il riconoscimento di Gesù da parte dei discepoli e, il secondo, incentrato sul dialogo tra Gesù e Pietro. Dopo la Pasqua, Pietro ritorna a svolgere l’ attività che gli era propria, prima dell’ incontro con Gesù, forse, per una ri-motivazione e una ricerca di senso della missione, che il Signore gli aveva affidato: “d’ ora in poi sarai pescatore di uomini”. Gli altri discepoli lo accompagnano, perché comprendono l’ importanza di rimanere insieme, come comunità.

Il lago di Tiberiade, dove avviene l’ incontro tra Gesù e i suoi discepoli, è il luogo, in cui era avvenuta anche la moltiplicazione dei pani. Come nell’ episodio narrato da Luca per la chiamata dei primi discepoli, anche qui la pesca è infruttuosa. La chiesa da sola non può svolgere la sua missione. E’, infatti, l’ incontro con Gesù a dare un nuovo corso alla vicenda; ma i discepoli non riescono a riconoscerlo. Gesù sa che non hanno preso nulla, ma vuole riannodare i rapporti con loro, rivolgendo le stesse parole del racconto della loro chiamata, dicendo: “Calate le reti per la pesca”. Ancora una volta, Gesù vuole profondamente la relazione con gli uomini, anche quando l’ uomo, che vive l’ assenza di Dio, è pronto a chiudersi alla relazione.

Notiamo che è necessario un atto di affidamento dell’ uomo: calare ancora una volta le reti, perché si manifesti in pienezza l’ azione della grazia.

La pesca, che prefigura l’ opera di evangelizzazione, è il risultato della presenza di Gesù Risorto nell’ esistenza quotidiana dei discepoli. Certamente, l’ universalità della comunità dei credenti si lega fortemente, nel quarto vangelo, all’ unità tra di loro.

Però, dopo l’esperienza pasquale, Pietro è chiamato ad una vera e propria imitazione di Cristo: nell’ essere pastore delle sue pecorelle, sino a dare la propria vita per esse. Il “seguimi” presuppone di andare sino in fondo, sino al martirio, ed è, soltanto, l’ esperienza della Pasqua, dell’ incontro col Risorto, che permette di seguire Gesù, non solo nella vita, ma anche nella morte.

Per rispondere alla chiamata, occorre un amore incondizionato, un amore, che racchiuda in sè i significati dei due verbi greci( “agapao” e “fileo” ) usati nel brano, che sintetizzano l’ amore che viene da Dio ed è per Dio e al tempo stesso l’ accoglienza dell’ altro e la relazione con i fratelli.

                                                                                    Mons. Antonino Scarcione

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